12 novembre 2017 - Primo contatto

Lotus Seven

Dopo aver guardato al futuro di alcuni settori dell’automotive nelle ultime settimane, la pioggia e i primi freddi di queste settimane mi hanno portato a guardare ai successi del passato. Perciò, oltre al desiderio di restare in casa davanti al caminetto alla ricerca di un buon libro, credo non si dovrebbe dimenticare che quest’anno si è celebrato il sessantesimo compleanno di un’auto sportiva, di nicchia, ma mai tramontata. Parliamo della Lotus Seven e della sua ricca discendenza.

La Lotus Seven fu ideata dallo stesso fondatore di Lotus, Colin Chapman, ed è la piena incarnazione della filosofia Lotus: eccellenti prestazioni ottenute grazie al peso ridotto e alla semplicità. Fu un successo immediato per Lotus con ben 2500 auto vendute. Il suo punto di forza era di essere un’auto adatta alla pista e alle corse del Club Lotus, ma anche legale per la circolazione ordinaria.
Non a caso la prima creazione dell’ingegnere Gordon Murray (il progettista della McLaren F1) fu una Seven modificata: la IGM T1 Ford Special con cui corse in Sud Africa negli anni ’60 e che di recente è tornata a far parlare di sé con l’annuncio della rinascita del marchio IGM e dell’arrivo della nuova hypercar firmata Murray.

La vettura fu concepita come modello entry level rispetto alla Eleven e fu commercializzata dal 1957 quando nel frattempo si era deciso di limitare la produzione della Eleven stessa. La nuova nata ereditò il nome e lo spirito di un progetto abbandonato pochi anni prima, che avrebbe dovuto portare alla costruzione di una vettura monoposto per competere in Formula 2, progetto denominato appunto Seven. Nello specifico, partendo dal telaio tubolare in alluminio della Eleven, venne realizzata una roadster con ruote scoperte, priva di tettuccio e con carrozzeria costituita da pannelli d'alluminio quasi completamente piani per ridurre i costi. Sempre per contenere i costi anche la meccanica era mutuata da produzioni in grande serie: trasmissione 4 rapporti di BMC, freni a tamburo Ford, ponte posteriore ad assale rigido con balestre longitudinali della Nash Metropolitan. A questa economica combinazione di parti meccaniche di altre case dell’epoca, l’unica aggiunta degna di nota erano le sospensioni anteriori a ruote indipendenti con doppi bracci triangolari.

La prima versione non presentava prestazioni lusinghiere se viste con gli occhi di oggi: in una prova su strada della rivista Motor dell’epoca si legge come la Seven avesse una velocità di punta di circa 130 km/h e un’accelerazione sullo 0-100 di circa 16 s. Il propulsore originale era un quattro cilindri in linea Ford da 1,172 cc la cui potenza si aggirava sui 40 cv. Le novità, tuttavia, non si fecero attendere: già nel 1960 era pronta la seconda generazione di Seven e, nel 1961, la Super Seven. In questo modello furono rese disponibili nuove versioni elaborate della Cosworth, portando nella versione più performante, un propulsore di cilindrata 1.5 l per una potenza di 95 cv e introducendo anche i freni a disco sull’anteriore.

Per sfuggire alle tasse sull’acquisto, la Seven fu venduta solamente come kit ai propri clienti a cui si delegava l’assemblaggio. Nello specifico la legge inglese prevedeva l’esenzione unicamente nel caso in cui il prodotto fosse venduto senza le istruzioni relative all’assemblaggio, nel qual caso sarebbe stato considerato come assemblato in fabbrica. Per aggirare l’ostacolo, il lampo di genio: nella normativa non si accennava ad istruzioni per lo smontaggio. Il risultato fu di commercializzare l’auto con le istruzioni per lo smontaggio che gli appassionati avrebbero perciò dovuto leggere al contrario. La produzione e l’evoluzione della Seven continuò fino alla quarta generazione nel 1973, ultimo modello che, seppur con ingenti migliorie, non riscosse successo proprio perché per gli appassionati violava lo spirito della Seven stessa.

La storia della Seven, tuttavia, non si interrompe. Dopo il termine della produzione Lotus i diritti vennero ceduti a Catheram, il distributore inglese della Seven, che ne portò avanti la produzione, proponendone negli anni nuove versioni e aggiornamenti. Attualmente il modello di punta, la 620R uscita nel 2013, è mossa da un motore sovralimentato Ford Duratec da 2.0 l da 300 cv che porta la superleggera Caterham, solo 572 kg, da 0 a 100 km/h in 2,79 s per una velocità di punta di 250 km/h. Purtroppo non è più economica quanto la primogenita in termini assoluti, dato che costa sulle 52000 £, poco meno di 60000 €, ma viste le prestazioni rimane più che competitiva con le prestazioni di qualunque supercar con prezzi dell’ordine delle centinaia di miliaia di euro.

A parte Caterham, che è l’erede per così dire ufficiale e maggiormente noto, anche tanti altri piccoli costruttori e appassionati hanno commercializzato e commercializzano la Seven nelle proprie personali versioni, tra cui ricordiamo: Westfield sportscars, Donkervoort, MK Indy, Tiger sportscars… Questi alcuni nomi, tra i tanti, ancora attivi.

Le celebrazioni ufficiali si sono svolte tra il 7 e 9 luglio di quest’anno in collaborazione con Caterham e tutti i club nazionali e internazionali della Seven al circuito di Donington Park.  

  

di Ivan Buffagni

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