19 novembre 2017 - Primo contatto

Due giorni in uno

Sto scrivendo di giovedì ed è un giorno che aspettavo da tempo. In realtà sono due i giorni che aspettavo, capitati per pura fortuna nella stessa data: innanzitutto Dallara, da decenni vincente costruttore di vetture da corsa, ha svelato la sua prima vettura stradale. In secondo luogo Fisker, il non-morto marchio di auto di lusso ecologiche che vorrebbe fronteggiare Tesla, ha annunciato nuovi promettenti dati sulla sua EMotion.
Due notizie completamente diverse, due spiriti e due mondi palesemente opposti. Ma fino a che punto?
Affrontiamole con calma, perché l’entusiasmo per questo momento potrebbe annebbiarmi.

Sono iscritto alla newsletter di Dallara da anni ed è tutto dire che l’unica mail che abbia mai ricevuto è stata quella di oggi sulla nuova Stradale. Era annunciata da indiscrezioni e foto spia, la si aspettava e le aspettative erano alte. Dopotutto Dallara ha messo la firma su mostri sacri come Maserati MC12 e Bugatti Veyron, senza entrare nel discorso competizioni, dove ha monopolizzato (prima nella storia) l’Indycar, la Formula E, le categorie GP e ha colto vittorie in lungo e in largo nella storia. Quando uscirà questo articolo saprete già tutto di lei: il comunicato ufficiale è stato copia-incollato alla velocità della luce da ogni testata immaginabile e meritatamente.
Con un prezzo di oltre 200.000€ si mette in competizione con le più iconiche supercar attualmente sul mercato e, se 400 cv dal 4 cilindri 2.3 litri possono sembrare pochi, si cambia subito idea confrontandoli col peso di 820 kg. Ma appena ci si libera dei numeri si può parlare della geniale classicità di questa vettura.
Sembra che Gian Paolo Dallara, parlando con il progettista della nuova GP2, abbia detto: “Lei pensi a farla bella, che gli ingegneri sapranno farla veloce”. La Stradale è indubbiamente nata così: una linea così essenziale da essere senza portiere né parabrezza, come le folli Can-Am o i prototipi della Targa Florio di un tempo, aerodinamica rifinita senza inutili fronzoli estetici… e un risultato esteticamente stupendo.
Per chi non volesse la spartanissima barchetta ci sarà anche una versione chiusa con portiere ad ala di gabbiano. Anche trascurando il fatto che si tratti di una vettura emotivamente pazzesca, pensata con una filosofia sempre più rara, ovvero la godibilità nel viaggio in strada e la prestazione in pista fuse insieme, resta un punto storico, un arricchimento di una scena mondiale che rischia di ampliarsi, sì, ma anche di banalizzarsi.

Dall’altro lato una notizia meno esplosiva, anche perché la Fisker EMotion non è ancora stata presentata davvero, ma forse più per gli appassionati “tecnici”. È stata annunciata un’autonomia di 400 miglia (640 km) con una ricarica di soli 9 minuti. Come sarà possibile? Grazie alle future batterie con litio allo stato solido che, rispetto alle attuali a stato liquido, hanno circa il 60% di densità energetica in più. Sviluppate dalla start-up Sakti3, sono state dichiarate da Toyota il futuro del trasporto automobilistico. Il fatto che questa tecnologia, considerata “un punto di svolta”, si stia avvicinando sempre di più con due nomi di questo calibro a farsene carico è entusiasmante.

Ma perché parlare di due notizie così opposte, dicevamo, nello stesso articolo? La riflessione non è spontanea ma comunque doverosa. Può sembrare banale ma vorrei sfruttare questa coincidenza astrale per sottolineare come la novità nel campo automobilistico ormai vada in due direzioni profondamente diverse. Da un lato si vuole trovare un taglio completo con quello che è stato l’automobile finora, con nuove tecnologie che scardinino i fondamenti delle nostre concezioni. Dall’altra la volontà di ritornare all’auto pura, semplice ed essenziale, con motore aspirato e votata al piacere di guida più elevato. I sostenitori di una delle due correnti sono preoccupati o addirittura inviperiti nei confronti dell’altra. Eppure entrambe queste filosofie stanno regalandoci una serie di novità sempre più incredibili. Dopotutto è necessario ricordare la doppia natura dell’automobile che nel profondo ne ha decretato il successo: l’automobile strumento per compiere cose, per percorrere distanze, per collegare luoghi; c’è poi l’automobile come capolavoro, come opera d’arte volta all’emozionare, al non andare da nessuna parte in particolare ma semplicemente andare o girare intorno su una pista senza un motivo razionale.
Da veri appassionati di automobili forse dovremmo cambiare il registro del discorso dalla lotta fra le due filosofie all’ammirazione di queste due strade che, sebbene rappresentate dallo stesso mezzo a quattro ruote, sono da tenere separate e apprezzate per quello che offrono e sono.

di Enrico Gussoni

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