19 ottobre 2017 - Primo contatto

Formula SAE

Noi di Letudrive non parliamo spesso di competizioni, non almeno in termini di risultati sportivi quanto di innovazione e passione. Ciononostante Letudrive affonda le sue radici nel motorsport, in particolare nella Formula SAE. Si tratta di una competizione che si disputa a livello mondiale tra università tecniche i cui studenti progettano, realizzano e portano in gara una monoposto a ruote scoperte. Non ci si ferma, però, solo alla semplice prestazione sull’asfalto ma la valutazione comprende altresì numerosi parametri quali costi, gestione aziendale (per un’eventuale produzione e commercializzazione), consumi e soluzioni tecniche. La formazione è quindi a 360° e la competizione accanita.
Abbiamo deciso di raccontarvi questa realtà, lontana dall’attenzione mediatica ma non per questo insignificante, grazie a Moreno Palmieri e Niccolò Piasentin del team Dynamis PRC, ovvero il reparto corse del Politecnico di Milano.

Moreno, fino a un paio di anni fa Team Leader del Dynamis e tra i fondatori di Letudrive, ci ha illustrato le caratteristiche tecniche della monoposto in questione:
A partire dal 2005 con la DPRC 558 BT, la strada verso l’attuale prototipo è stata lunga e impegnativa. Nel 2014 la DP6 è stata la prima dotata di un telaio monoscocca in carbonio all’anteriore per poi evolversi nella DP8 con un monoscocca completo. Nel 2016 sono arrivate anche le vistose ali anteriore e posteriore ma purtroppo l’impegno profuso nelle nuove soluzioni non ha permesso di sviluppare adeguatamente l’affidabilità.
Quest’anno con la DP9, dotata anche di fondo estrattore, continua in un lavoro che dura ormai da tre stagioni, la collaborazione con Pirelli per lo sviluppo di pneumatici dedicati.
Il motore è un Aprilia 550 RXV con impianti riprogettati ad-hoc e strozzato per regolamento che riesce ad erogare circa 70 cv, comunque più che sufficienti a spingere una macchina da 185,5 kg (a pieno).
Infine, le sospensioni sono pull-rod sia all’anteriore che al posteriore.
Quest’anno, compresi e risolti i vari problemi frutto della “gioventù” del progetto, l’affidabilità ha premiato contro team più accreditati. “Forse era dal 2009 che non si vedeva un team italiano così forte, ma questo è il risultato di anni di imprecazioni e lavoro ben impostato che si è riusciti a portare avanti nonostante l’alternarsi di persone diverse."


Niccolò Piasentin, responsabile della Gestione Sportiva del team, ci ha parlato invece dei successi colti dal Dynamis nella stagione appena conclusa:
Come l’anno scorso il team ha partecipato a tre eventi: la tappa italiana a Varano de’ Melegari, quella austriaca al Red Bull Ring e quella in Germania a Hockenheim. In Italia si è ottenuto il 2° posto assoluto nella categoria “motori a combustione”, su più di 40 team iscritti, e il 1° posto nella classifica combinata “endurance” (una gara di circa 30’ con cambio pilota a metà) e “fuel efficiency” aggiudicandosi anche un premio speciale patrocinato da Abarth. C’è stata poi la prima volta in Austria, dove la selezione è notoriamente più difficile. “L’ambientazione del Red Bull Ring è fantastica, le strutture spettacolari ed è stato emozionante essere nei box utilizzati dalla Formula 1. Abbiamo superato team che ci sono sempre arrivati davanti in passato sia per la qualità delle loro vetture che per l’ammontare del loro budget.” Il Dynamis ha concluso questo evento al 7° posto.
Ma l’evento più importante è la Germania: 75 team da tutto il mondo. Il pilota Riccardo Noviello è riuscito a segnare un clamoroso 3° posto della categoria “combustion” nella prova di autocross (una disciplina che richiede la massima agilità, accelerazione e precisione di guida) entrando anche nella “top 10” assoluta su 100 squadre contando anche le vetture elettriche, di solito favorite in questa prova.
Il 3° posto di categoria nell’autocross e il 4° nell’endurance (le prove dinamiche più importanti) hanno consegnato al team molti punti che si sono sommati a quelli delle prove statiche di “Business Plan Presentation”, “Design” e di “Cost Report” portando il team al 7° posto di categoria nella gara di livello più alto al mondo. Il Dynamis si è aggiudicato anche l’Opel Style Award per essere stato il team che meglio ha unito funzionalità ed estetica. A giudicare dalle forme di queste piccole vetture, le linee curve della DP9 ne hanno fatto “la più romantica del paddock”.


Quest’anno il ricambio generazionale è stato considerevole, sia in termini di quantità che di qualità, con molti componenti “storici” che hanno finito gli studi. Allo stesso tempo però, sono cresciute nuove leve e si è continuato con il recruiting per avere un team di circa 90 persone. “Ogni anno si cresce con le aspettative e si impara anche a gestire un team sempre più numeroso: basti pensare che nel 2012 la squadra era di 20 persone.” Si tratta ufficialmente di un progetto del Dipartimento di Meccanica con un budget definito di anno in anno a cui si aggiungono le sponsorizzazioni “che noi gestiamo in modo un po’ diverso rispetto ad altri team esteri: mentre questi spesso hanno pochi sponsor imponenti, noi ci rivolgiamo a numerose piccole e medie aziende che ci aiutano in tutta la realizzazione della vettura”.

Da qui, quindi, nascono gli ingegneri dell’automobile di domani. Un progettista che conobbi in Dallara me lo disse chiaramente: “Se non hai fatto la Formula Student qui non entri!” a mostrare quanto sia tenuto in considerazione un percorso di questo tipo nell’ambito aziendale. Chiedete ad un qualunque componente di un team di Formula SAE e vi saprà dire di qualche suo amico nei box di Le Mans o delle più prestigiose scuderie di Formula1.

di Enrico Gussoni

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