3 settembre 2017 - Primo contatto

ATS GT

Dobbiamo ammetterlo: non ci speravamo. Eppure è stata finalmente svelata al Salon Privé la ATS GT, sulla cui nascita e sviluppo avevamo intervistato l’anno scorso Daniele Maritan. L’azienda del Novarese produceva già la Stile 50 e la Sport mentre la “2500 GT” era stata svelata solo come concept.

Ci aggiornammo periodicamente al telefono con Maritan per seguire lo sviluppo della GT che non avveniva “in casa” ma con un partner di Torino. “Non avrei mai pensato che fare un’auto potesse essere così difficile”, ci disse in una delle nostre ultime telefonate. Poi ad un certo punto più nulla.
Le mail restavano senza risposta, così come le chiamate. Passando davanti alla sede di Borgomanero un giorno vedemmo solo due telai Sport e poco altro mentre nel cortile crescevano le erbacce.
Dopo qualche tempo, inoltre, anche il sito di ATS iniziò a mostrare solo una pagina nera con il logo.

Sapevamo delle questioni legali con Gian Luca Gregis per la proprietà dello storico marchio ATS, acronimo di Automobili Turismo e Sport fondato nel 1962 dagli esiliati della Scuderia Ferrari, ma i pochi altri indizi che avevamo non ci facevano sperare per il meglio.

Hanno fatto il passo più lungo della gamba! – abbiamo pensato – Dal fare prototipi con telaio tubolare e una due posti artigianale al produrre una vera GT in grado di essere  “sopra alle supercar industriali come Lamborghini” l’impegno non è banale. Soprattutto a livello economico.
Il due più due ci sembrava scontato: un altro storico marchio italiano sarebbe morto nell’indifferenza generale, tra litigi legali irrisolti e problemi, ahinoi, sconosciuti.

Invece siamo stati felicemente sorpresi quando, finalmente, tutto è ricomparso dal nulla nel quale sembrava essere finito. Il 31 agosto al Salon Privé, in Gran Bretagna, il drappo si è sollevato dall’argentea carrozzeria della nuova GT alquanto rinnovata rispetto a quella che vi presentammo un anno fa.
All’anteriore è sparito l’estrattore centrale sul cofano e sono comparse due prese d’aria aggiuntive laterali al posto dei piccoli fari tondi fendinebbia. La fiancata è molto più elaborata con un elemento bordato di rosso che sembra vestire il corpo vettura come una seconda pelle. Su di questa svetta con una pinna a coprire l’ultimo lembo di finestrino. Il posteriore è rimasto molto simile come forme ma nuovi sono i fari ad anello.

Gli interni, a cui Maritan ci aveva accennato spesso, sono eleganti e tecnologici allo stesso tempo: il meccanismo del cambio è a vista come sulla Spyker, in modo da risaltarne la meccanica inserendo anche un elemento di interesse estetico. Anche la maniglia interna della portiera sembra un elemento aerodinamico. Le finiture minimaliste e gli schermi TFT sono tipici delle concept, ma se non altro questo esemplare si muove ed è funzionante. Sempre Maritan ci diceva quanta cura fosse stata riposta nell’impianto audio di alta qualità ma allo stesso tempo leggerissimo e poco ingombrante, anche se non abbiamo dati quantitativi.
Di sicuro l’obbiettivo di fare un’auto “bella” destinata soprattutto a collezionisti sembra essere raggiunto, pur dovendo aspettare la produzione effettiva.

In quanto a prestazioni stiamo parlando di un V8 da 700 cv modificabile secondo le specifiche del cliente. Il peso stimato è di 1300 kg. La velocità massima si aggira sui 330 km/h e lo 0-100 km/h sui 3 secondi.
La trazione è, come ci si può aspettare, posteriore e la trasmissione è gestita da un cambio automatico a 7 marce azionato da paddle dietro il volante. Le modalità di guida in cui impostare l’elettronica sono 3: Tour, Sport e Race, come ci siamo ormai abituati a vedere sulle supercar di questo tipo.

Sicuramente, però, questa GT non è fatta per i tempi sul giro o gli “spari” sui rettilinei. È un tributo alla storia delle sportive artigianali che hanno fatto la storia dell’automobilismo italiano.

Foto tratte da @atsautomobili

di Enrico Gussoni

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