12 luglio 2017 - Primo contatto

Apollo Arrow IE

Ci si guarda attorno e si scoprono autentici sogni automobilistici che, seppur rari da vedere dal vivo, sono o diventeranno realtà. Parliamo del mercato delle hypercar, la massima espressione della progettazione automobilistica stradale accessibile a ben pochi facoltosi appassionati. Non è ben chiaro se esista una vera e propria definizione di hypercar, tuttavia è un concetto che pur non possedendo a pieno non ci impedisce di riconoscere al volo un’automobile che risulterebbe limitato chiamare supercar.

Quasi tutte le hypercar hanno alcuni tratti in comune: una progettazione lunga, complessa e all’avanguardia, le unità prodotte ogni anno sono poche, così come le serie sono limitate, la produzione è spesso artigianale e altamente personalizzata, le prestazioni sono pressoché esagerate ed infine, il prezzo ha abitualmente 6 zeri. Ad ogni modo una hypercar è per chi trova una Lamborghini o Aston Martin di serie null’altro che banali e conformisti giocattoli. Ma non è di una fuoriserie di queste rinomate case che tratterà l’articolo bensì di qualche speculazione sulla futura Apollo IE.

Iniziamo col parlare della breve storia della Gumpert Sportwagenmanufakturer. La casa venne fondata nel 2004 da Roland Gumpert dopo una carriera trentennale in Audi dove è stato responsabile della divisione motorsport. Dal 2005 ha prodotto la Apollo con un design, a detta del fondatore, ottimizzato per sfruttare l’effetto suolo e poter comodamente guidare sottosopra in un tunnel, purché si guidi ad almeno 270 km/h. Le varie versioni, si distinguono per differenze nel peso tra i 1000-1200 kg e la potenza del motore che va dai 650 cv per la base agli 800 cv della R. Per tutte le Apollo si tratta di un V8 da 4.2 litri Audi elaborato. L’auto ha riscosso un discreto successo così come gli aggiornamenti e miglioramenti successivi nel corso degli anni, fintanto che i costi per lo sviluppo del nuovo modello, ossia la Gumpert Tornante, disegnata dalla Carrozzeria Touring Superleggera, portò l’impresa al fallimento nel 2013.

L’impresa è stata rilevata da Ideal Team Venture, un consorzio di Hong Kong già possessore del marchio De Tomaso, ed ora è nuovamente sul mercato con la nuova denominazione di Apollo Automobil. L’ultimo progetto noto risale al salone di Ginevra 2016 dove è stato presentato il prototipo della Arrow che è stata accolta con entusiasmo e critiche positive, perciò sembra un inizio promettente. Tuttavia, da novembre 2016 è stato annunciato che il fondatore Gumpert non avrebbe più preso parte ai progetti dell’azienda, il che farebbe pensare che i vertici vogliano intraprendere una direzione alternativa. Avventurandosi sul riservato e ridotto sito web della Apollo, si legge come l’impresa sia pronta, infatti, per un nuovo capitolo che, stando a quanto scritto, dovrebbe svelare un corso del tutto nuovo.

Dell’innovativo modello IE non si può che intravedere qualche piccolo dettaglio fumoso, nello specifico è possibile vedere unicamente un’immagine del posteriore dell’auto che fa da sfondo alla home page. Oltre alla home page, il sito è arricchito unicamente di un form per contattare l’impresa; purtroppo, nessuna gallery, nessuna history, nessuna indiscrezione. Rispetto alle Gumpert “originali”, c’è da aspettarsi maggior cura per l’estetica come è stato nel caso della Arrow. Dalla foto risalta l’ampio alettone curvo così come i tre scarichi disposti a triangolo dalla colorazione a contrasto, incorniciati dalle nervature dell’alettone stesso, mentre i gruppi ottici appiano particolarmente sottili. Questi gli unici piccoli dettagli che si possono dedurre al momento, ma poiché appaino promettenti, non ci resta che fare alcune speculazioni per sognare su come sarà. Ragionando sull’idea di avere un modello differente dalle precedenti Gumpert e in linea con i trend attuali validi per le hypercar, seppur gli scarichi testimonino la presenza di un motore termico, pare logico aspettarsi una propulsione ibrida. I casi non mancano tra queste produzioni particolari: la Rimac è completamente elettrica con 1384 cv, un’accelerazione 0-100 in 2.5 s e 365 km/h di velocità di punta così come l’ibrida Arsh che, con oltre 2000 cv, presenta prestazioni simili. D’altra parte, la stessa Gumpert Apollo corse in una particolare versione ibrida la 24 ore del Nurburgring nel 2008. La versione ibrida è in grado di erogare fino a 630 cv, accoppiando il V8 biturbo da 3.3 litri con il motore elettrico da 134 cv e ricaricando la batteria in frenata.  

La IE è sviluppata e prodotta in collaborazione con la Manifattura Automobili Torino, che aveva partecipato assieme alla Scuderia Cameron Glickenhaus (che però ad oggi si è ritirata dal progetto) allo sviluppo della Arrow. La M.A.T. è stata fondata da Paolo Garella, ingegnere con una solida e brillante carriera in Pininfarina e ora al timone della propria impresa. La M.A.T. ha come missione quella di progettare e costruire un’auto partendo semplicemente da un foglio bianco nonché dalle aspirazioni e richieste del cliente. Le ampie competenze ingegneristiche le consentono di sviluppare internamente qualunque soluzione ad hoc necessaria alla realizzazione del progetto stesso.

Dopo aver raccontato di imprese che fabbricano sogni, non ci resta che attendere di scoprire nel prossimo futuro come sarà davvero la Apollo IE.  

di Ivan Buffagni

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