14 giugno 2017 - Primo contatto

Hannessey Velociraptor

Da un po’ di tempo a questa parte avevo smesso di scrivere, non perché ho perso la passione per le automobili ma perché non avevo più incontrato nulla capace di farmi alzare le sopracciglia con quell’aria stupita, tipica dei bambini.

Se state leggendo queste parole, vuol dire che qualcosa è successo.

Due settimane fa, con l’arrivo della bella stagione decido di togliere il telo alla mia vecchia Corvette C3.  Giro la chiave, il V8 si risveglia al primo tentativo ma spostandola, trovo una macchiolina d’olio sul pavimento e puntiglioso come sono per queste cose, chiamo subito il mio fidato amico e inizio un lungo viaggio verso il suo garage.

Arrivato, il problema diagnosticato è semplice ma richiederà comunque due giorni di lavoro. Dopo qualche parola e due risate mi dice “per il viaggio di rientro ti lascio un pick up appena importato dall’America, ci vediamo domani”.

Immaginate la mia espressione, tra il triste e lo sconvolto. Non avendo alternative, tra me e me penso che si tratti solo di un giorno e poi tutto tornerà nella norma.

Mi dà le chiavi e mi indica il capannone nel quale trovarlo.

Apro la doppia porta scorrevole e nell’ombra vedo un tipico pick up americano, alto, molto alto, con ruote da 35 pollici, fari a led ovunque e vistose scritte sul cassone. Mi avvicino, è un Ford F150 grigio metallizzato con due scarichi dritti in cui può tranquillamente entrare tutto il mio pugno.

Dentro di me sono soddisfatto, per cultura personale sono molto curioso di provare un'icona del nuovo mondo, così rapidamente salgo e metto in moto.

Booom! Come un chicco di grandine che inaspettatamente ti colpisce e ti risveglia, come un seracco che si stacca dal ghiacciaio e ti fa alzare lo sguardo, così l’F150 risveglia i miei sensi. Il motore è in reheat e spara fuori dai terminali un suono cupo, sordo e pieno.

La voce delle vetture molte volte parla della loro anima, del loro carattere e questo pick up è “ incavolato con il mondo”. Dopo un minuto si assesta al minimo silenzioso, ma basta pizzicare il pedale dell’acceleratore e il tono torna quello dei primi istanti dell’incontro: arrogante e spregiudicato.

Faccio retromarcia e parto. Lo sterzo è tipico dei pick up, con un carico al centro inesistente, rimane vuoto alle basse velocità sino a 30° circa.

Le sospensioni sono morbide, si percepisce distintamente il rollio e il beccheggio anche nelle rotonde più lente. In questo caso le gomme proprio non aiutano, tra spalla molto cedevole e tassellatura importante tutta la cassa segue un moto lento e incessante tra curve a destra e sinistra.

Alla guida, da un’altezza considerevole, tuttavia tutto pare accadere in modo omogeneo e ordinato.  Oserei dire fluido, il pachiderma strizza l’occhio ai passanti e sinuosamente, senza batter ciglia, si districa sulle nostre statali.

Dentro è come stare in un appartamento, ci sono le dimensioni e anche tutti i comfort che avreste in una casa domotica.

Il freno a mano si aziona con il pedale, il climatizzatore è bizona, i comandi del navigatore e della radio sono al volante, i sedili in pelle riscaldati, accoglierebbero anche il più abbondante degli americani. C’è persino una telecamera fronte marcia, attivabile per ogni esigenza. Il cambio, nemmeno a dirlo, è automatico come di addice ad un vero truck, per fortuna non è di quelli dietro al volante ma ha una bella leva al centro del tunnel. Il differenziale è bloccabile, per condurlo anche nell’off road più severo e i controlli si possono completamente disinserire.

Solo una cosa stona in tutto questo abbondante connubio di plastiche, una targhetta, proprio lì, tra il bracciolo centrale e la leva del cambio. Inciso, scolpito, cicatrice indelebile a memoria di un cambiamento: “Hannessey, VELOCIRAPTOR 600, 600hp | Built in Texas,USA”

Perché in tutto quello che vi ho brevemente raccontato, non ho volutamente detto cosa succede quando si affonda il piede sull’acceleratore senza alcuna pietà.

Si risveglia l’ultimo dei predatori preistorici, dimenticato, chiuso in una prigione di cui si ha scordato il nome.

Si! E’ vero, è un predatore senza motore V8, con un 3.5L V6 bi-turbo da 843 Nm con quella terribile sigla EcoBoost (suona terribilmente moderna e tecnologica), ma è così dannatamente insano nella sua forma che spingerlo al limitatore diventa un'azione di cui non se ne può fare a meno. Le sospensioni della FOX lo rendono così prevedibile nei trasferimenti di carico che i sovrasterzi di potenza sono solo un momento di piacere in spensieratezza. Il poter lanciare un gigantesco pick-up da 0 a 100 km/h in poco più di 5 secondi non ha uguali, ci si sente capaci di tutto.

Lui vuole essere strapazzato, ve lo chiede ad ogni angolo della strada, vi chiede di non aver paura di fango, neve, rocce e tutto quello che potete immaginare. Perché lui fa anche quello che non immaginate e lo fa con una sconcertante brutalità. Vi parrà di strappare qualsiasi cosa abbiate sotto le ruote.

La verità quindi è che sto scrivendo non perché sono stato io a risvegliare il predatore, ma perché questo ha risvegliato il corrispettivo dentro di me.

Nessuna paura, lanciatelo in un bosco a 100 km/h e vi ringrazierà. Immergetelo nella neve profonda un metro o fatelo saltare tra le dune di sabbia. Il risultato sarà sempre lo stesso, la sua forza, così grezza e furibonda, vi strapperà da quel mondo e vi porterà in una realtà migliore.

Un solo problema, avvisate mamme, nonne e deboli di cuore; se lo comprate vi caccerete nei guai perché quello che vi chiede costantemente il VELOCIRAPTOR è di metterlo alla prova. Non avete scampo, ad ogni avventura ne seguirà un'altra sempre più ardua e difficile.

Quanto vi costa tutto questo? Per la prima volta non voglio dirlo, tanto o poco che sia, è come chiedersi se nel ristorante più costoso di Milano vi faranno pagare il coperto. Se una persona come me, che parte dal pregiudizio che le vetture più alte di 120mm da terra non sono macchine, ha scritto un articolo, un buon motivo ci sarà. Ottimo lavoro Hannessey.

di Leone Longoni

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