4 giugno 2017 - Primo contatto

Bentley Continental 24

Una notizia è apparsa nelle blogosfera in questi giorni: quella di una Bentley Continental ancora più veloce della Supersports.
Benché la Continental GT sia un po’ a sé stante nel mondo delle supercar, a metà tra l’Aston Martin e la Rolls Royce (anche se più spostata verso la prima), questa versione, in serie limitata ed impronta corsaiola, la accomuna a molte altre già viste in precedenza. Il punto chiave è uno: la volontà di migliorare la perfezione.


La Bentley Continental 24 vuole celebrare l’anima competitiva del marchio, tornato negli ultimi anni alle corse (in particolare anche alla 24 ore del Nurburgring, da cui il nome) dopo una lunga assenza. Per 250.000€,  il 6 litri 12 cilindri a W della Supersports eroga ora 700 cv, ovviamente gestiti da un’elettronica e un sistema di scarico in titanio.  0-100 in 3.5” e velocità massima di quasi 340 km/h.
Una serie limitata di 24 esemplari che spinge ancora di più il più sportivo modello della casa dalla B alata.
Ma “il troppo stroppia”.


Lo stile è sempre stato vanto delle case di auto di lusso, soprattutto di quelle inglesi. Un chiaro segno dell’avere “stile” è il senso del limite, perché anche il più elegante dei gentleman farebbe una figura barbina se, trascinato dall’entusiasmo, sparasse una battuta sconcia sulla moglie di uno dei commensali.
Noi popolo della rete dovremmo essere abituati a certe “opere” di elaboratori e tuner di tutto il mondo che ad ogni salone dell’automobile vengono raccolti in una galeria a parte sui vari siti di settore. Così, tra una novità e l’altra meritevole di un articolo tutto per sè, ci si può stupire, arrabbiare o divertire guardando una carrellata di costosissime supercar in colori sgargianti, tinte bicolore, ECU modificate e scarichi in titanio.


Purtroppo in questo caso l’elaboratore è la casa madre e, mi dispiace cara Bentley, anche se ho apprezzato davvero quando Kris Meeke ha scaraventato una tua creatura attraverso una fangosa tappa di rally, devo dire che questa è una pacchianata. Sono sicuro che piacerà, che andrà subito esaurita (se non lo è già) e che da guidare sarà una bomba ma…un gentleman mette lo smoking per la serata di gala, e la polo per la partita a golf. Il contrario sarebbe ridicolo.


Come dicevo è in realtà qualcosa di già visto: grandi case di vetture sportive lanciano i loro modelli a lungo studiati, in cui tutto torna, in cui prestazioni e dettagli si combinano perfettamente… e poi lanciano un susseguirsi di versioni sempre più speciali, sempre più leggere, sempre più potenti, con allestimenti “racing” sempre più spartani (e paradossalmente più costosi) che, se non si fregiano di qualche rara sigla coniata per l’occasione, ripiegano immancabilmente sul consueto florilegio di R, S, RS, GT eccetera.
Non mi si fraintenda: il miglioramento è necessario e doveroso ma a volte il mercato è forse troppo accondiscendente verso queste proposte. Nel senso che spesso ci si trova davanti a casi in cui i costruttori si “declassano” ad elaboratori, truccando centraline, aggiungendo alettoni di foggia aftermarket, aprendo nuove cicatrici nella carrozzeria e così via.


La ricerca della performance è affascinante, appassionate, inebriante oserei dire. Ma noi appassionati non dovremmo cedere all’impatto di quei cavalli in più, di quei chili in meno, di quell’ala che un po’ aiuta ma un po’ rovina… Insomma c’è sempre da chiedersi dove sia l’anima.
Sui gusti non si discute, è chiaro, ognuno può fare alla sua auto tutto ciò che è legalmente accettabile, beninteso, ma distinguiamo tra ciò che è vero e ciò che è finto. Tra ciò che è tecnica e ciò che è marketing.

Questa Continental 24, che viene praticamente spacciata come una versione pistaiola, rimane comunque un veicolo da oltre due tonnellate e una colorazione degna di calciatori o rapper.
Qual è la sua anima?
La Porsche GT3 RS forse fa quello che avrebbe dovuto fare questa 24: due sedili, roll bar, assetto da pista. In strada non sarà comoda, ma è esplicito che la sua funzione sia un’altra. Se ne capisce il senso.
Troppo oltre andò qualche anno fa la Aston Martin Vantage N24 (anch’essa figlia della maratona alemanna)  che era un’auto da corsa “limitata” in modo da poter essere omologata per la strada. Non funzionò benissimo.
A volte questo genere di vetture sembrano proprio delle forzature per mantenere in vita un modello in attesa che arrivi il successivo. Un esempio è (e lo dico da estimatore di questo marchio) la Jaguar XKR-S GT del 2014, in cui possiamo notare la determinata e cospicua aggiunta di lettere al nome ad indicare chiaramente l’aumento di prestazioni. In realtà era poco più che una XK con un alettone, qualche buco in più e dei freni in carbonio, prodotta in attesa che la F-Type entrasse a tutti gli effetti sul mercato.


È meglio avere auto senza senso, prodotte solo perché qualcuno le voleva, per passione pura, che auto prodotte per il motivo sbagliato. Altrimenti si sottostima l’emozione vera, si da un prezzo alla passione e questa è una cosa che in realtà non entusiasma, anzi, lascia il tempo che trova.

di Enrico Gussoni

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