28 maggio 2017 - Primo contatto

Il museo BMW a Monaco

Viaggiando in Baviera, si possono scoprire molte cose interessanti: un ottimo codice della strada, pittoresche cittadine, nonché i celebri castelli di re Ludwig. Durante il viaggio, una tappa da non perdere per gli appassionati di auto, è il museo BMW a Monaco.

Il museo sorge tra il quartier generale BMW, il grattacielo a quattro cilindri, e il BMW Welt, “mondo”, un imponente e futuristico centro espositivo e multifunzionale. Il museo fu costruito all’inizio degli anni settanta, in contemporanea alla torre, accanto all’area destinata ad accogliere il villaggio olimpico per i giochi del 1972. Venne inaugurato nel 1973.
L’edificio, conosciuto comunemente come Schüssel, “insalatiera”, fu progettato dal viennese Karl Schwanzer. Durante la costruzione del Welt, nei primi anni duemila, è stato completamente rinnovato e ora si sviluppa su più livelli sotterranei e come il Welt ha un design moderno e accattivante. I tre edifici, oggi, sono connessi tra loro, ma solo il passaggio sopraelevato che collega il Welt al Museum è aperto al pubblico e permette agilmente di passare dalle esposizioni dell’uno all’altro. Il Welt oltre a mostrare l’attuale gamma di modelli BMW, ospita mostre temporanee e l’ingresso è gratuito. Oltre a questo svolge la funzione di un gigantesco concessionario.

L’esposizione permanente del museo è divisa in sette argomenti denominati: design, impresa, motocicli, tecnologia, competizioni, brand e serie. È possibile visitare il museo attraverso una visita guidata o anche semplicemente vagabondare per i corridoi e le sale, utilizzando l’applicazione del museo come audio guida. All’interno si ha il wi-fi gratuito.
Le spiegazioni risultano chiare ed è così possibile soffermarsi e ammirare ogni singolo esemplare al meglio. Il design dell’ambiente è davvero piacevole e l’esposizione ben organizzata e, considerata l’attenta e mirata selezione degli esemplari esposti, si evita la possibilità di creare confusione anche per il visitatore più inesperto.

Iniziando dalla casa del design, si rimane incantati da una suggestiva installazione chiamata “ispirazione” composta da sfere fluttuanti che muovendosi compongono le linee di una vettura. Procedendo si raggiunge la sala dedicata al processo di progettazione che porta alla realizzazione del prototipo, sia per auto che per moto, e infine se si scende nell’ultima stanza si possono ritrovare alcune BMW che hanno dettato linee intramontabili per la casa e ancora oggi sono di ispirazione.
Un esempio è la 328, una delle auto sportive di maggior successo negli anni ’30. Il design particolarmente innovativo che fa risultare la carrozzeria come un unico pezzo fuso, le valse l’appellativo di Bügelfalten-Roadster, un po’ intraducibile, ma suona come "roadster con le pieghe da stiro". Questa casa più delle altre guarda al futuro e per questo troviamo anche la BMW Vision: un prototipo alla base delle nuove vetture tra cui le elettriche o ibride della serie i. Con tale prototipo si pone l’accento sull’esigenza di ottenere un design esteticamente vincente e compatibile con i dettami della sicurezza.

Come intuibile dal nome, la “casa dell’impresa” mostra i momenti salienti della storia di BMW: nella prima sala si hanno fotografie e motori che mostrano il passaggio dalla costruzione dei primi propulsori aereonautici, alla prima motocicletta e infine alla prima auto, mentre nella seconda stanza sono mostrate le figure chiave della lunga storia del marchio. Nella casa dei motocicli si ha una carrellata della produzione BMW. Risulta di grande impatto l’intera parete, che si sviluppa in altezza su tutti i piani del museo, occupata da una mirabolante successione di motociclette. Si passa alla tecnologia, la casa più ingegneristica, che pone l’accento su tre caratteristiche chiave: la leggerezza, il motore e l’aereodinamica.

Passando alle competizioni, si trovano le BMW nelle versioni speciali per le gare da gran turismo e la sala dedicata ai grandi successi che, personalmente, mi ha molto impressionato. Si possono ammirare la 328 Touring Superleggera che trionfò a Le Mans nel ‘39 o la WR 500 utilizzata per stabilire il record mondiale di velocità per le due ruote nel ‘37  di 279 km/h e rimasto imbattuto per quattordici anni.
Infine, come non citare la monoposto di Formula 1 che conquistò nel 1983 il primo campionato vinto con un motore turbo.

La “casa del brand” racchiude alcuni successi dal punto di vista pubblicitario e mediatico oltre che tecnico e credo l’esempio più significativo sia la Isetta.
Finita la guerra, BMW era in forte crisi così come il mercato delle auto sportive e di grossa taglia e la scelta di produrre su licenza una piccolissima auto italiana fu vincente. Accolta con il più assoluto scetticismo si costruì attorno a quest’auto forte attesa, curiosità e interesse. Così l’uovo su ruote non fu strano o eccentrico, ma un design derivato dalla natura che esaltava la spaziosità. Nel complesso l’auto fu venduta nientemeno che come Knutschkugel, “pallina da sbaciucchiare”. Negli anni rimase nel cuore dei clienti e non solo, tanto che nacquero molte nuove versioni le cui vendite garantirono la piena ripresa di BMW che riuscì a tornare alla produzione di altre categorie di vetture.

La “casa delle serie” è mozzafiato: dalla galleria che vede la successione ininterrotta dell’evoluzione della Serie 3 dalla nascita fino ad oggi, alla sala con i migliori modelli nella versione Msport, così come la suggestiva installazione delle targhette identificative che mostra la precisa sistematicità identificativa di ogni modello e la progressiva espansione della gamma durante il corso degli anni.
Prima di risalire verso il foyer si ha la serie dedicata alle decapottabili e uno sguardo ai prossimi 100 anni. Molte cose potrebbero saltare all’occhio: personalmente mi attrae particolarmente la geometria adattiva che, ripresa in un modellino, ci mostra un’auto dalla carrozzeria scomposta in parti modulari indipendenti che si muovono in base alle condizioni attuali al momento della guida. Guardando il modellino non riesco a non sorridere piacevolmente all’idea che magari frenando, gli innumerevoli moduli si aprano come una sorta di flap e ci si ritrovi in un attimo all’interno di un pesce palla d’acciaio in assetto da combattimento.

Concludendo, il museo è ben organizzato, bello architettonicamente e ricco di storia. Dopo una settimana in Germania si coglie anche l’essenza teutonica del museo: la quiete e il silenzio che regnano all’interno trasmettono un senso di solennità e sacralità. Da apprezzare l’equilibrio tra il passato e il futuro che si mischiano nelle differenti sale. Viene posto l’accento sulla continua ricerca dell’innovazione, proponendo anno dopo anno soluzioni importanti per il mondo automobilistico. Si guarda al passato e si trae ispirazione per il futuro. Dopo la visita al museo, credo sia naturale spostarsi al Welt che accoglie le esposizioni di carattere contemporaneo, proprio per cogliere queste due dimensioni temporali che convivono assieme. In poche righe è impossibile descrivere ogni auto, per questo non mi resta che rinnovarvi l’invito a visitarlo di persona.

di Ivan Buffagni
foto di Ivan Buffagni

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