31 maggio 2017 - Primo contatto

Fiat Campagnola

Noi di Letudrive siamo sempre contenti di potervi raccontare in prima persona i piccoli costruttori di grandi sogni e le piccole associazioni o club che mantengono vive le grandi storie dei modelli più intramontabili dell’automobilismo.
Abbiamo potuto intervistare Leonardo Anchesi, presidente di Mondo Campagnola 4x4, l’associazione dedicata al primo fuoristrada italiano.
Leonardo, a 32 anni, conta ancora come “giovane” ma ha saputo ben raccontare cosa fu la Campagnola per il nostro paese per i nostri lettori…


Come è nato Mondo Campagnola 4x4 e quando?

L’associazione nasce nel 2003 da quattro amici che si sono ritrovati ad un bar a Frassinoro. Non esistendo associazioni di riferimento dedicate alla FIAT Campagnola decisero di fondarne una.
Gli scopi erano di diventare un riferimento per chi volesse comprare o restaurare una Campagnola (di qualsiasi modello), radunare appassionati come noi e preservare la memoria storica di quello che è stato il primo fuoristrada italiano.
La nostra sede legale, dove abbiamo una segreteria, è a Torino ma siamo distribuiti su tutto il territorio nazionale, in prevalenza al nord ma con una buona presenza in centro Italia e qualche socio sporadico al sud.


Quali iniziative organizzate?

Tutti gli anni organizziamo raduni in primavera ed estate a livello locale. L’ultimo è stato in Sardegna e ha visto la partecipazione di 20 Campagnola con una quarantina di persone.
Ogni due anni organizziamo un raduno nazionale. Solitamente questi appuntamenti durano un weekend e si sviluppano in percorsi fuoristrada.
Partecipiamo a fiere di auto d’epoca a Padova, Torino e Milano anche se abbiamo visto che queste iniziative non portano grandi benefici all’associazione se considerati i costi (purtroppo crescenti) che comportano.


Chi sono, principalmente, i vostri associati? Quanti sono?

Siamo circa 180, riuniti in un gruppo meravigliosamente eterogeneo con persone di ogni tipo di estrazione: abbiamo operai e manager con solo un socio abruzzese che è legato (tramite la sua officina) professionalmente alla Campagnola.
Abbiamo comunque una rete di persone di fiducia in grado di offrire servizi, prestazioni o componenti ai nostri soci a prezzi onesti.


Per quanto riguarda invece la sua personale esperienza, come è entrato in contatto con la Campagnola?

Da bambino in estate andavo da mia nonna nella Alpi Apuane e lì, nelle cave di marmo, giravo con gli operai su una Campagnola 1107 diesel verde salvia.
Cresciuto ne ho acquistati vari modelli, soprattutto per questo motivo affettivo, e ora me ne è rimasta una.

La prima versione, la 1101 del 1951, è in assoluto il primo fuoristrada civile italiano mai prodotto. Fu presentato da FIAT anche  per partecipare ad una commessa militare in cui batté l’Alfa Romeo Matta. Fu prodotta fino al 1973 in modelli dotati di motori diesel da circa 40 cv o benzina da 56 cv.
Dal 1974 fu prodotta la Nuova Campagnola, modello 1107 (AR76 in ambito militare), che ad oggi è la più conosciuta. Era dotata di un 2000cc benzina da 82 cv o di un 2500cc diesel da 72 cv, entrambi aspirati. La produzione cessò nel 1986.
(Nel 2008 il nome fu ripreso per una versione migliorata dell’Iveco Massif, ma questa è un’altra storia, nda).

Per chi cercasse una pubblicazione di riferimento a riguardo può cercare il libro “Fiat Campagnola” di Alessandro Sannia.


Cosa rende così speciale la Campagnola? Cosa le ha permesso di avere una storia così lunga e le permette ancora oggi di destare interesse?

È stata l’unica da un punto di vista italiano. Di fatto di vetture italiane nude e crude come la Campagnola non ce ne sono più state.
La sua fortuna risiede nella diffusione che ebbe in ambito civile ma anche nel fatto di aver avuto per molti decenni un ruolo di vettura “di Stato” in ogni ambito delle forze armate e istituzionale.
Dal punto di vista fuoristradistico ha grandi prestazioni: se il motore non è molto performante (si parla di circa 70 cv), compensa con soluzioni tecniche come il differenziale autobloccante e delle marce ridotte molto corte che le permettono di reggere il confronto anche con fuoristrada più moderni. La coppia della versione diesel è tale che in passato veniva usata anche come trattore nel traino di utensili agricoli. 

Ci sa dire qualcosa sull’interesse per questo mezzo da parte del pubblico estero?

Ci fu un discreto interesse, specialmente in zone del mondo in cui l’Italia andava ad operare con grandi aziende (ad esempio in Africa con ENI). La Zastava in Jugoslavia la produsse su licenza (così come la Renault propose la sua Campagnola TRM500 all’esercito francese, nda).

Come vede la Campagnola e Mondo campagnola 4xe4 nel futuro?

Non abbiamo obbiettivi particolarmente grandi: siamo un gruppo di amici che si divertono e non abbiamo “mire espansionistiche”. Teniamo i piedi per terra perché sappiamo di essere un’associazione mono-modello e, per di più, di un modello relativamente poco diffuso.
I grandi numeri però non ci interessano e vogliamo continuare a fare quello che facciamo come svago e con spirito di convivialità.

Cosa deve fare un lettore per entrare a far parte dell’associazione?

Basta compilare il modulo che si trova sul nostro sito e versare la quota di 30€, che diventano 50€ per i soci sostenitori che ricevono in più alcuni omaggi.
Non serve necessariamente possedere una Campagnola ma solo essere interessati e appassionati.
Ovviamente poi la nostra attività si sviluppa attraverso la rete e tra poco diventeremo ancora più “social” aggiungendo Facebook e Twitter al nostro forum che è già presente sul sito.


Speriamo quindi in futuro di poter entrare ancora in contatto con questo mezzo oggi relativamente poco conosciuto rispetto all’importanza che ebbe nella storia dell’automobile “Made in Italy” e speriamo di avervi incuriositi a tal punto da fare altrettanto.

di Enrico Gussoni
e Ivan Buffagni

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