9 aprile 2017 - Prova su strada

Tesla Model S 85

Sono circa le 17 di venerdì pomeriggio ed il traffico tra Monza e Milano è intenso. Tra le vetture che quasi assopite si dirigono verso casa, una guizza fluida ed elegante sotto il sole già basso ma ancora luminosissimo. Il volante di quella macchina gira da solo.
Sto vedendo all'opera l'autopilota di questa Tesla Model S 85 RWD e, per quanto ne abbia letto e visto video online, la consapevolezza di trovarmi faccia a faccia con lui mi emoziona.
Non ho disagio ne tanto meno paura, perché Pierpaolo (il fondatore di Ecolibera che vi abbiamo presentato qualche tempo fa) è pronto a riprendere i comandi non appena la situazione esca dalla “comfort zone”. In più l'interfaccia dell'abitacolo mostra con chiarezza ogni dettaglio: il radar proietta nello schermo dietro il volante la posizione delle auto attorno, la traiettoria che intende seguire (leggendo le linee delle corsie sull'asfalto o “agganciando” l'auto che precede) e la velocità massima impostata dal pilota. Siamo sulla SS 36 e dalla corsia centrale vogliamo spostarci per sorpassare. Si mette la freccia e l'auto capisce: gira il volante e accelera sfruttando l'ubiqua coppia del suo propulsore da 441 Nm e 382 cv.

La nostra prova è partita dal più vistoso simbolo di ecologia milanese: il Bosco Verticale. Siamo curiosi di vedere come si comporta questa berlina da 4,98 m (diciamo 5, ok?) in una metropoli congestionata.
Innanzitutto questa è la versione full optional da 120.000€. Il comfort e l'allestimento degli interni sono da vera ammiraglia a partire dai materiali: la plastica non c'è (e se c'è non si vede) e le rifiniture sono pregevoli. Non pensavo che l'avrei mai detto di una macchina, ma l'incavo metallico sotto il finestrino sa di architettura avveniristica, qualcosa che a prima vista non ho capito cosa fosse e a cosa servisse, ma mi è subito piaciuto.
Regolabilità, ergonomia, navigazione, intrattenimento e quant'altro sono ad alto livello ma, soprattutto, a piacere è l'interfaccia pratica ed intuitiva offerta dai due schermi dietro il volante e sulla plancia centrale. Quest'ultimo è enorme, 17 pollici, e permette di gestire praticamente ogni aspetto della vettura: dalla ricarica al navigatore, dall'assetto all'interfaccia con la domotica. Lo schermo dietro il volante, invece, pur essendo ben più piccolo riesce, con chiarezza e semplicità di lettura, a fornirvi informazioni istantanee sulla navigazione, il traffico intorno a voi, velocità e consumo.
Penso che anche voi come me ne abbiate sentito parlare allo spasmo, ma poterci mettere mano convince davvero sulla comodità dell'insieme.
Si può programmare in modo che la mattina si accenda da sola, avvii il climatizzatore, apra la saracinesca del garage (senza telecomando, il comando è gestito dal cervello della vettura) ed esca da sola ad aspettarvi per portarvi al lavoro.
Il radar di bordo dà sicurezza anche nella guida manuale indicando la vicinanza delle vetture nella zona cieca. Ciò è utile considerando la visuale posteriore un po' stretta.
Nel posteggio risulta però utile anche la possibilità di effettuare la manovra tramite smartphone, quindi scendendo e salendo comodamente.
Un'altra comodità indiretta dell'elettrico è il decisamente minore ingombro del propulsore. Ciò permette alla Model S di avere un capiente bagagliaio posteriore (degno di una berlina delle sue dimensioni) ma anche spazio sotto il cofano anteriore sufficiente ad ospitare un paio di valigie.


Mi accomodo davanti al volante con la vistosa T luccicante. È tagliato, cosa che a molti non piace, ma che personalmente non mi ha dato fastidio. Forse perché non abbiamo avuto motivo né occasione di spingerla dinamicamente al massimo.
Non c'è da girarci intorno, la Tesla Model S si guida facilissimamente: è una elettrica automatica e serve solo il piede destro. Una punta di acceleratore basta a destreggiarsi tra semafori ed ostacoli della viabilità cittadina, mentre un leggero affondo vi proietta in un attimo verso quel varco che si è  aperto poco più avanti. La comodità della sua accelerazione in città non è semplice ebbrezza da velocità ma soprattutto il poterla “mettere dove vuoi” in un attimo (e nel traffico milanese, dove ogni esitazione può causare una strombazzata, è un vantaggio notevole). Appena si molla il pedale, poi, interviene la ricarica della batteria, così che il freno vero e proprio (reso quindi ancora più efficace) serva solo in rari casi.
Ovviamente quando le pinze mordono il disco si disperde energia senza ricaricare le batterie.
Al pedale il motore sembra non avere praticamente inerzia e la profondità del vostro affondo diventa subito velocità sulla strada.
Dal tettuccio aperto giungono solo i rumori del traffico e della strada: la sensazione di silenzio mentre si guizza verso il semaforo successivo mette all'inizio quasi a disagio un petrolhead come me, ma se ne scopre subito il fascino rilassante.
L'esemplare che sto guidando ha i cerchi da 21” che riducono leggermente l'autonomia ma conferiscono una sensazione di guida più diretta. Infatti il movimento del volante dà chiaramente riscontro attraverso il sedile e, anche nei movimenti più contenuti e rapidi, si riesce ad intuire bene come la vettura segua gli input del guidatore.
Certo, non ha un assetto ultra rigido e quindi si sente che pesa 2100 kg, ma se volete sa schiacciarvi contro il sedile. E vi assicuro che quando succede vi fa sentire benissimo.

Nel complesso la Model S racchiude, sotto la sua linea aerodinamica (Cx di 0.24), elegante ma non eccessiva, praticamente tutto quello che il mercato della sua categoria può offrire ed anche importanti aggiunte. L'insieme è ben armonizzato (cosa indispensabile in questo tripudio di app, accessori e connessioni) e molti strumenti sembrano così semplici da domandarsi come mai non ci siano anche sulla mia utilitaria.
È anche vero che Tesla ha potuto contare sulla visione geniale di Elon Musk (e degli esperti che ha radunato) ma anche su mezzi finanziari colossali, tali che Tesla sta ancora recuperando l'investimento iniziale (dovrebbe riuscirci con la attesissima Model 3). L'approccio “da outsider” di Tesla e questa disponibilità di mezzi ha fatto sì che varie idee lasciate da altri nelle concept da salone trovassero un'applicazione. Ormai, da quando è arrivata in strada nel 2012, la S ha segnato e cavalcato un'onda importante: se nelle vetture di gamma medio alta molti di questi strumenti si stanno diffondendo sempre di più e molti contenuti (dalla gestione dell'impianto audio all'assistenza alla guida) di per sé non sorprendono più come solo qualche anno fa. Come dicevo resta, però, l'impressione di un tutt'uno ben orchestrato che il guidatore può muovere con facilità in ogni situazione.


Vi abbiamo parlato spesso e a lungo della questione “elettrica” e volevamo ora concentrarci sulla macchina in sé e su come si guida, ma Pierpaolo Zampini, che con Ecolibera progetta case energeticamente autosufficienti, vuole sottolineare una cosa: “Io che da ormai un paio d'anni ho questa macchina (dopo averne avute, come tutti, a benzina), parlando con la gente mi sono fatto l'idea che posso convincerli sul fatto che si guida meglio, costa meno nell'utilizzo e nella manutenzione (in 100.000 km non ho ancora visto un meccanico), è più efficiente (anche considerando l'efficienza della produzione di energia elettrica nel nostro paese) eccetera, ma alla fine la maggior parte delle persone non si convince per la questione delle colonnine. Si ha paura di dover cambiare le proprie abitudini dovendo cercare colonnine sparse chissà dove e con tempi lunghi, ma l'idea non è questa. L'auto elettrica va ricaricata il più possibile in casa e, quando si viaggia, la soluzione migliore è quella di Tesla: supercharger per la ricarica rapida (80% in mezz'ora) posti sulle autostrade presso le stazioni di sosta e non nel cuore delle città. Dopotutto, ogni 3 o 4 ore di guida ci si ferma comunque per fare una pausa, no?”

Il computer di bordo della Model S vi comunica la vostra autonomia o in base allo standard (velocità costante a 90 km/h) o, a vostra scelta, in base ai dati raccolti sul vostro stile di guida (chilometri “reali”). Caricando durante la notte (quindi circa 7/8 ore) con una presa da 1 kW si riescono ad avere circa 70 km di autonomia reale. Questo vuol dire che se ogni giorno ne usate di meno riuscite ad accumularne durante la settimana avendo in pratica la batteria sempre ad un buon livello di carica.
Ovviamente qui si apre un discorso molto ampio sulle capacità della rete energetica attuale con cui ci siamo già confrontati in precedenti articoli (e continueremo a farlo), ma ci sono molte persone come Pierpaolo e i suoi collaboratori che stanno lavorando per rendere queste cose possibili.

di Enrico Gussoni
foto di Enrico Gussoni

Le foto

Altri articoli