19 febbraio 2017 - Primo contatto

Vaillante Grand Defì

Dopo aver spaziato in lungo e in largo tra auto elettriche e rivoluzioni del futuro automobilistico, si torna a raccontare una storia che “puzza di benzina”, che spacca i timpani con rombi assordanti, che ha la palpabile ebbrezza bambinesca dell'attaccare le decalcomanie su belve da corsa. Una storia di sogni così forti da essersi realizzati, vetture balzate fuori da una tavola per mordere il vero asfalto della pista…

In questo mese di febbraio il mondo dell'automobile festeggia un compleanno importante, diciamo unico. Si tratta dei 60 anni di Michel Vaillant, il fumetto a tema automobilistico più famoso del mondo. Veniva pubblicato il 7 febbraio 1957, sul settimanale francese Le Journal de Tintin, la storia breve "Bon sang ne peut mentir" ("Buon sangue non mente").  Il suo ideatore fu Jean Graton, fumettista appassionato di automobili.
In poco tempo Michel Vaillant, distinguendosi in gesta sportive senza pari, diventò un fumetto apprezzatissimo dando vita ad una serie TV nel 1967, ad una serie di cartoni animati nel 1990 e al film “Adrenalina Blu – La Leggenda di Michel Vaillant” del 2003.

Ma più che del pilota, di cui spero vogliate leggere le avventure, sono le auto che guida le protagoniste di questo articolo: le leggendarie Vaillante.
Jean Graton può, a mio parere, essere definito un grandioso disegnatore di automobili. Dagli anni '50 ha inventato vetture di tutti i tipi: prototipi per la 24 Ore di Le Mans, monoposto da Formula1, gran turismo, berline di lusso, cabrio seducenti e piccole utilitarie da far sfrecciare nei rally. Ogni volta interpretando e riassumendo, con la licenza della fantasia irrealizzabile, le filosofie di ogni periodo storico, le mode, gli stili…

Ma fin qui si tratterebbe solo di disegni, schizzi senza applicazione al pari di infiniti altri. Invece, come dicevamo, i sogni di Graton sono stati così forti da uscire dalla carta per dar forma alla lamiera.
Oltre ad essere apparso come sponsor su alcune vetture da corsa reali (come la Courage nel 1997 o la Chevrolet Cruze WTCC del 2012) o su serie limitate per la strada (come la Honda Civic Vaillante e la Seat Ibiza Vaillante), il marchio della V in campo rosso-blu ha fregiato 16 berlinette Grand Defì nel 1999.

La Vaillante Grand Defì prende il nome dall'episodio “Le Grand Défi” (La Grande Sfida) del 1959 e si ispira alle linee sensuali e senza tempo della Vaillante Le Mans GT del 1963. Ideata e assemblata da alcuni appassionati si tratta, in pratica, di una vettura da corsa targabile. Il punto di partenza è una Hommel Barquette, prodotta dal piccolo costruttore francese attivo dal 1994 al 2005, mentre la meccanica è della Peugeot 306 S16. Il motore XU10 4 cilindri in linea da 1998 cm3, in posizione posteriore centrale trasversale, fornisce 152 cv e circa 190 Nm di coppia per spingere 800 kg di piccola sportiva.
Utilizzabile in strada ma pensata per la pista, offre un abitacolo con un quadro comandi elementare, pannelli di lamiera a vista e roll-bar. All'esterno, oltre alle varie livree personalizzate, spicca il brillante tappo del serbatoio a vista e le cinghie in cuoio del vano motore, tributo "all'era d'oro" degli anni '50 e '60.
Oltre ad apparire nel già citato film “ Michel Vaillant” e in unrecenti episodio della serie a fumetti, la Vaillante Grand Defì fu protagonista anche di un campionato: il 3Com Stars Challenge 2000. A guidarla furono star del cinema e sportivi francesi quali lo sciatore e pilota Luc Alphand.


Una vettura da appassionati e collezionisti con cui divertirsi in scalate manuali e guida senza filtri. Capace di toccare i 230 km/h offre, non avendo alcun tipo di aiuto alla guida, un'esperienza per piloti capaci. Tende al sovrasterzo in uscita, soprattutto su fondi umidi, ma il motore "allegro" e il peso contenuto permettono di sfruttare questa caratteristica per un miglior divertimento.
Ma la cosa più unica rimane lo stile: aggressivo e pulito con quei fari bassi come sotto una fronte aggrottata di un toro pronto alla carica, ma anche snello e sinuoso come un pesce di fiume.
Certo, vorrei lanciare un dibattito su quale altra Vaillante meriterebbe il privilegio di diventare realtà. Dopotutto le meraviglie di Graton non sono poche e, c'è da notare, non sono mai così irrealistiche. L'artista si è preso, infatti, la libertà concessagli da chine e matita ma non ha mai trascurato la tecnica e il realismo nelle sue vetture come nelle trame delle sue fantastiche avventure.

Dipendesse da me partirei dalla Vaillante Rush del 1972, con quelle sue linea a cuneo in puro stile Bertone anni '70, o dalla Leader (l'acerrima rivale delle Vaillante) Shoaguan del 2003, con i suoi fari anteriori a pezzo unico e i due alettoni meravigliosamente inseriti nella linea.
Dopotutto l'interesse per l'automobile nascerà anche dalle pratiche necessità del vivere comune, dello spostarsi e del viaggiare. Ma la passione che ci spinge a migliorare creando l'impensabile nasce ancora da quella fantasia ingenua, quella voglia infantile di sentire sempre più vicino e sempre più forte quel grido: VROOAAW!

di Enrico Gussoni

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