18 dicembre 2016 - Primo contatto

Volkswagen ID

In principio fu il Maggiolino, che dal 1938 diede alla gente quello che chiedeva: una vettura “del popolo” economica e capace di andare dal punto A al punto B quando necessario. Semplice, pratica, germanicamente efficiente. Venne poi la Golf, che dal 1974, come Jahvè con Salomone, diede alla gente anche quello che voleva ma che non osava chiedere: una vettura economica, capace di andare dal punto A al punto B (e nei week-end al punto C) in modo “speciale”.
Entrambe furono un successo tale da diventare icone, modelli di riferimento, pietre miliari della storia automobilistica.
Ora la casa di Wolfsburg è pronta per la prossima rivoluzione, ben oltre quella tentata con la Up! e accennata con la XL1: si chiama “Toghether Strategy 2025” e prevede il lancio di 30 (tren-ta!) modelli a “emissioni zero” nei prossimi anni.

Paladina di questa svolta storica è la concept ID, presentata al Salone di Parigi, la cui corrispettiva di produzione dovrebbe arrivare sul mercato già nel 2020.
Si tratta di quello che la gente non sa ancora di volere: un'utilitaria elettrica davvero competitiva come prestazioni e prezzo con le sue corrispettive tradizionali, al contrario dei vari tentativi “espiatori” in piccola serie (e alti prezzi) delle grandi case che finora hanno trovato posto solo in qualche car-sharing o nei parchi macchine aziendali.
Lì dove si sarebbe sperato arrivasse la Tesla Model 3 (ancora relegata, con i suoi 45.000€ ad una fascia di prezzo da berlina elegante), Volkswagen vuole inserirsi con una compatta da 170 cv, 600 km di autonomia e un costo paragonabile ad una Golf equivalente (quindi poco sotto i 20.000€).

La svolta non è solo nella motorizzazione: VW vuole portare nel segmento tecnologie e optional ancora relegati al settore del “lusso”. Sarà dotata di servizi personalizzati basati sul riconoscimento dei passeggeri, possibilità di parcheggio automatico e anche guida autonoma.
Su quest'ultimo aspetto abbiamo già scritto (“La verità sulle auto a guida autonoma” - 16 giugno 2016) ma è indispensabile sottolineare i progressi che la tecnologia in questo campo produce non solo di anno in anno ma addirittura di mese in mese, tanto che sembra sensato aspettarsi un “buon grado” di autonomia anche su vetture per famiglie a reddito medio.

Tra i vari servizi presentati in modo più o meno originale nel campo della connettività e dell'infotainment spicca il “Delivery Service”. Si tratta di una tracciatura GPS che permetterebbe ai corrieri postali di individuare la vettura posteggiata e consegnarvi pacchi o documenti direttamente nel bagagliaio.
Penso che anche voi come me abbiate qualche perplessità sull'attuazione pratica di questa proposta, ma staremo a vedere.

Il prossimo passo si delinea considerando il presente di un marchio che sta ancora cercando di uscire dal più grosso scandalo che l'industria automobilistica abbia mai affrontato e che ha messo in esubero (solo in Germania) 23.000 dei suoi 114.000 dipendenti. Questa rivoluzione, quindi, non può basarsi su un modello solo (e il “trenta” di cui parlavamo prima lo conferma) ne può prescindere da una profonda svolta epocale nelle fabbriche.
3.5 sono i miliardi di euro di investimento per lo sviluppo di nuovi componenti e tecnologie non solo per la vettura stessa ma per tutta la linea di produzione “4.0”, un termine ormai sulla bocca di tutti gli operatori dell'ambito industriale. Un investimento che si traduce in 9000 nuovi posti di lavoro (stimati).

La rivoluzione della “produzione per l'elettrico” ha finora trovato poco spazio nelle pagine dei giornali. Forse perché è effettivamente difficile fare previsioni, infatti da un lato il passaggio dai propulsori tradizionali a quelli elettrici (intrinsecamente meno “complessi”, ovvero che necessitano di meno sotto-componenti) introduce delle semplificazioni enormi (riduzione degli impianti per aria, combustibile, refrigerazione e scarico) che si riflettono su una semplificazione della linea di produzione. Allo stesso tempo nascono però nuove competenze, nuovi campi di ricerca e sviluppo e nuovi approcci a problemi le cui soluzioni “tradizionali” potrebbero non bastare più e dove i nuovi rami della “4a rivoluzione industriale” si stanno già spingendo.

di Enrico Gussoni

Le foto

Altri articoli