27 novembre 2016 - Primo contatto

Fiat Panda Maroc Challenge

Tutto ha inizio un mese fa quando un amico mi chiama in preda all’euforia per dirmi che dovevo assolutamente vedere la macchina che stava preparando per un rally. Al telefono non ha voluto aggiungere altro, se non farmi ulteriormente incuriosire rivelandomi che la vettura scelta era una Fiat Panda 4x4 del 1993. Ebbene si, la protagonista del nostro articolo è proprio lei.

Nata nel giugno del 1983, era equipaggiata con un 965 cm³ da 48 cv derivato da quello presente nella Autobianchi A112. Conosciuta semplicemente come la Panda 4x4, questo modello era il primo di una piccola vettura a motore trasversale a presentare un sistema 4WD. Il sistema era selezionabile manualmente con una prima ridotta. In condizioni normali la partenza avveniva dalla seconda e la quinta aveva lo stesso rapporto della quarta delle Panda normali. Con un peso di 740 kg, l'auto completava il chilometro da fermo in 38.8” ed aveva una velocità massima di 135 km/h. È tuttora prodotta nelle relative versioni aggiornate.

Gli appassionati sono più fedeli, comunque, alla prima serie, ovvero il modello precedente al restyling. Questo per le sue doti di semplicità costruttiva, leggerezza, costi dei ricambi ridotti e capacità di andare ovunque. Con queste caratteristiche essenziali si era guadagnata la fama di “scalatrice” e di invincibile “mulo” per qualsiasi situazione di terreno e meteo entrando di fatto nella leggenda.

Il proprietario, Lorenzo, è un mio caro amico e scopro finalmente qual è la trasformazione e la sfida che questa macchina deve sostenere: l’obiettivo è il Maroc Challenge, un rally-raid sulle piste desertiche del Sahara Occidentale.
L’importante, in questa competizione, è seguire una strategia ben precisa perché l’obiettivo non è far segnare il miglior tempo ma completare piuttosto il percorso giornaliero stabilito dall’organizzazione, accumulando il minor numero di penalizzazioni a partire dal briefing e sino all’arrivo. È questo lo spirito che anima il Maroc Challenge, avvincente rally-raid-marathon ideato e organizzato da Rui Cabaco con la preziosa collaborazione di Masia Pelarda, che con grande abilità ha saputo creare un evento motoristico alla portata di tutti, esperti e neofiti, proponendo in chiave solidale un’avventura unica sui tracciati di quella che un tempo è stata la via originale della Parigi-Dakar.
Cosa serve per partecipare? Intanto un minimo di senso di orientamento e di destrezza al volante per superare i differenti tipi di terreno e gli ostacoli incontrati. Occorre poi seguire il percorso fornito dall’organizzazione, non superare le velocità imposte e transitare nei punti di controllo.
Per scendere in pista al Maroc Challenge bastano questi semplici ingredienti oltre, naturalmente, ad un veicolo a motore. Che sia una 2 o 4 ruote motrici, autovettura, fuoristrada o SUV non fa differenza purché si sia in regola con il codice della strada e abbia almeno 16 anni.
Il concetto è semplice: partecipare ad un raid low cost con la propria auto per percorrere 2 mila e più chilometri attraverso deserti e montagne del regno alawita senza preoccuparsi del cronometro perché, nonostante lo spirito competitivo, non si è in una gara dove vince chi arriva per primo.

La vettura è di colore rosso corsa con paraurti in plastica neri, si nota in maniera evidente lo snorkel da sabbia e le retine proteggi fari in acciaio che le conferiscono un tocco di arroganza. All’apparenza non sembra così stravolta rispetto all’originale e  curioso chiedo al mio amico di raccontarmi la storia di questa macchina.
Inizia così la lunga lista di pezzi di ricambio e tempo spesi per poterla riportare in condizioni di funzionamento e le modifiche atte a sopportare un rally da 2000 km di lunghezza. Il motore è rimasto pressoché originale, un Fire 1100 da 50 CV, per poterne preservare le caratteristiche di affidabilità. È stata sostituita la frizione originale con una rinforzata a più alte prestazioni. È presente una ventola supplementare per incrementare il raffreddamento nei momenti di difficoltà, come quelli che si potranno avere all’apice di una duna sabbiosa. Il cambio è stato trattato con olio ceramic power per poterne migliorare le prestazioni e l’affidabilità. Per evitare di grippare il motore nei primi cento metri di deserto è stato installato uno snorkel da sabbia che all'interno è dotato di una girante che elimina i granelli presenti in aria. Lo scarico è stato modificato rendendolo diretto in modo da espellere i gas combusti il più facilmente possibile migliorando così l’erogazione. Il risultato più apprezzato è, infine, un sound da vera rally car. 

La particolarità più evidente a vettura ferma è, però, l’assetto. La Panda è stata totalmente rialzata di 5cm. All’anteriore sono stati sostituiti gli ammortizzatori con altri più lunghi e di diversa durezza. Al posteriore sono presenti due balestre per ruota montate su un ponte rigido. Per ottenere il rialzo è stato inserito tra assale e aggancio balestre un “biscottino” d’acciaio da 2,5 cm e sono state allungate e irrigidite le biellette dell’attacco al telaio di 2,5 cm. Sono stati inoltre rinforzati i braccetti di sterzo anteriori e rifatta la campanatura delle ruote.
Fondamentali i ganci traino, di colore rosso, i quali sono collegati a delle travi a T di rinforzo saldate direttamente al sottoscocca. Inoltre all’interno sarà imbullonato un arco di rollbar per ovvie questioni di sicurezza in caso di ribaltamento e come rinforzo della scocca. Sono presenti anche, al posto dei sedili originali, degli Sparco avvolgenti ed è stato cambiato il volante con uno a calice in modo da avere una posizione di guida più adeguata. Verrà applicato, prima della partenza, un “cruscotto” artigianale che permetterà il posizionamento del roadbook e del GPS che verranno letti dal copilota per le indicazioni durante gli spostamenti.
Per diminuire il peso e aumentare la disponibilità di spazio sono stati eliminati i sedili posteriori al posto dei quali  verranno predisposti degli spazi per il posizionamento delle taniche di benzina, gli effetti personali, i ricambi di scorta e tutto ciò che riguarda il mantenimento della vettura in gara.

Dopo averla ammirata per mezz’ora decidiamo di andare a provarla nel suo habitat, ovvero la strada. Il suono all’interno della vettura, dovuto anche al fatto che è praticamente svuotata di ogni “filtro” per il comfort, è molto incisivo e fragoroso anche ai bassi regimi. Un’altra cosa che noto dopo un paio di dossi è che le sospensioni sono tutt’altro che morbide. Infatti, se si prende una sconnessione ad una certa velocità, i passeggeri all’interno vengono proiettati contro il tettuccio. Dopotutto la scelta di sospensioni più rigide viene effettuata quando non si ha bisogno di andare a fare percorsi da “trial”, ovvero dove c’è l’esigenza di avere molta escursione, ma come nel nostro caso, si avrà bisogno di sospensioni rigide per poter superare indenni le asperità delle strade alle velocità raggiungibili nel deserto. La vettura infatti,  se pur rialzata di cinque centimetri, non soffre di un eccessivo rollio in curva, regalando quindi una sensazione di sicurezza anche nell’affrontare sterrati ad alte velocità.
Il motore come prestazioni risulta soddisfacente anche se la cavalleria non supera le 60 unità. Infatti la macchina, essendo leggerà, si muove con agilità anche su sterrati impegnativi. Si vedrà poi nelle sabbie del deserto se saprà far valere le sue doti.

Il problema per una persona estranea alle Panda in generale, però, arriva quando si utilizza la leva del cambio a causa dei giochi impressionanti negli innesti e solo dopo un po' di pratica si riesce a non triturare gli ingranaggi tra una cambiata e l’altra.
L’impostazione di guida risulta alta ma perfetta per l’utilizzo da fuoristrada in modo da facilitare la lettura del terreno e agevolare le manovre in passaggi complicati. I sedili Sparco sono perfettamente contenitivi e di ottima qualità come da tradizione e permettono di assaporare ogni variazione del terreno.

In definitiva la Panda 4x4 di questo articolo è un mezzo assolutamente unico e affascinante di cui mi sono innamorato per la sfida che essa porta con sè. Ovvero cercare di arrivare ovunque.
Proprio per questo motivo farò personalmente il copilota per tutto il Maroc Challenge, quindi stay tuned!

di Gabriele Restuccia
foto di Gabriele Restuccia

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