2 novembre 2016 - Primo contatto

Voci e ruote di speranza

Il 1° novembre all'Autodromo Nazionale di Monza è un giorno speciale: la pista e il paddock si riempiono di folla e bolidi di ogni tipo ma i protagonisti non sono i piloti quanto i loro passeggeri d'eccezione.
Al 6 Ruote di Speranza, giunto quest'anno alla 30a edizione, bambini, ragazzi e adulti affetti da disabilità possono provare l'ebbrezza della velocità su vetture sportive del presente e del passato. Per qualche giro possono stare lì dove molti di noi vorrebbero provare a essere: a bordo di una Porsche GT3 alla staccata della Prima Variante o su una Ferrari 458 all'imbocco della Parabolica, ma anche su una Lamborghini della Polizia o sulla replica di KITT. C'è n'è per tutti i gusti.

Arrivato in autodromo la mattina presto (scortato da un paio di Impreza e Porsche d'epoca) l'ho trovato immerso nella nebbia: i volontari dell'esercito e dell'Associazione Carabinieri (che opera con la Protezione Civile) stavano già “smistando” le prime vetture nel grande recinto dietro i box.
L'atmosfera a colpo d'occhio poteva essere quella di un normale track-day: Lotus Elise, Lancer Evo preparate, versioni R ed RS delle varie auto da strada che incontriamo tutti i giorni. Ma quando è arrivata la Porsche Carrera GT il livello si è subito alzato.
Da lì a poco non si sapeva più da che parte girarsi: mezzi militari e delle forze dell'ordine, motrici, fuoristrada folli, una mongolfiera, auto storiche di ogni tipo e misura nonché tante, tantissime granturismo strabordanti di cavalli.


Sono iniziate ad arrivare anche le numerose associazioni di volontariato con i propri ragazzi e ragazze, accompagnatori e accompagnatrici pronti a mettersi in fila in corsia box per il proprio turno.
Abbiamo ricevuto più di 1200 richieste da parte di persone con disabilità – ha detto Cesare Maggioni, volto dell'organizzazione - anche se poi, come ogni anno, saranno di più”, un numero che va praticamente duplicato per avere gli accompagnatori e da cui restano esclusi i numerosissimi famigliari, amici e appassionati giunti per godersi anche solo la bella giornata in compagnia.

La manifestazione è organizzata ogni anno dall'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare di Monza, ma come dicevamo vi partecipano volontari da numerose associazioni, una perfino dalla Sicilia. Abbiamo incontrato “habitué” e neofiti ma tutti molto entusiasti dell'iniziativa e di come venga svolta senza alcuno scopo di lucro (l'ingresso è gratuito per chiunque).

In particolare mi ha fatto piacere incontrare Mauro, l'unico pilota diversamente abile presente, con la sua F430 dotata di comandi al volante, un gruppo di “teslofili” con le loro Model S pronte a far vedere di che cosa sono capaci insieme alle regine della benzina e i nostri ormai amici del Puma Club Italia che hanno attirato subito l'attenzione e la curiosità dei passanti.

Ma soprattutto è stato impossibile non emozionarsi davanti ai volontari che, uno dopo l'altro, sollevano questi ragazzi e ragazze dalle carrozzine per adagiarli negli abitacoli, stringergli le cinture e arruffargli i capelli nell'augurargli un buon giro. Così come vedere che il timore diventa un sorriso splendente quando la vettura si ferma per farli scendere a fine giro.
Tra tutte, però, una scena in particolare vorrei condividere con voi, ed è quella dell'incontro tra una superba Pagani Huayra e un non-vedente: l'ho guardato mentre accarezzava con le mani ogni curva e ogni pannello, i fari, gli specchietti a ciglia e ho pensato che a me erano bastate le foto, ben prima di vederne una dal vivo, per conoscere così bene questa vettura eccezionale al punto che quando me la sono trovata davanti non mi ha fatto poi neanche così tanto effetto. Ma quanto avrà aspettato lui per “vedere” questa creatura di cui avrà sentito parare potendola solo immaginare?

Mentre scrivo ho davanti agli occhi, incorniciato alla parete, il programma ufficiale della tappa Monzese del WTCC 2007. In copertina c'è il mio mito Alex Zanardi. Potete capire quindi come questo incontro tra automobilismo e disabilità mi sia significativo.
È davvero bello che lo sport e la passione possano declinarsi così nobilmente nella condivisione con gli altri della propria “fortuna a quattro ruote”, ma soprattutto constatare come questa passione quasi fanatica che molti di noi hanno per l'automobile possa davvero superare ogni barriera.

di Enrico Gussoni
foto di Enrico Gussoni

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