11 settembre 2016 - Primo contatto

Kyburz eRod

Abbiamo avuto modo di incontrare una realtà del settore automotive piccola ma effervescente che, in Svizzera, ha sposato la filosofia della mobilità elettrica dal 1991 quando Martin Kyburz costruì la Cheetah, un veicolo elettrico a tre ruote altamente efficiente.
L'idea di produrre ciclomotori elettrici arrivò tramite lo zio affetto da un handicap motorio. Dal 2002 la Kyburz ha esteso il mercato ai mezzi per uso commerciale nell'ambito delle consegne, ramo per il quale attualmente produce circa un migliaio di veicoli l'anno.

Ad oggi vi lavorano 80 dipendenti. Di questi, quattro in particolare negli ultimi due anni si sono occupati di  un progetto che esula  dal resto della produzione della ditta di Freienstein, ovvero la realizzazione di una vettura sportiva.
In visita presso il loro stabilimento ci siamo trovati davanti quattro eRod. In particolare 3 Fun da 45 kW (61 cv), 140 Nm e 600 kg e, ancora in allestimento, la prima delle Race da 150 kw (204 cv), 305 Nm e 650 kg.
Questa insolita vettura nasce dall’incontro di Martin Kyburz  con la Universität Bremen. Un legame che è tuttora mantenuto tramite una sponsorizzazione al locale team di Formula Student, un campionato internazionale per monoposto costruite da team di atenei d’ingegneria.


Situata al margine del tranquillissimo paesino dà l'idea di essere una realtà molto giovane (come oggettivato dall'età di molti dei dipendenti) e vitale: non a caso mentre siamo qui, fervono i preparativi per l'annuale festa aziendale in cui clienti e concittadini possono provare i mezzi e divertirsi assieme ai dipendenti.
Muovendosi per le strade della zona, poi, si percepisce in modo diretto una “cultura dell'elettrico”: i ciclisti ti salutano quando passi con un'auto elettrica come la Renault Zoe o con una delle innumerevoli Tesla Model S che incontriamo lungo la via (ne hanno due aziendali anche qui).
Inoltre, a riprova della convinzione con cui l’azienda sviluppa tali prodotti, i dipendenti Kyburz sono invitati ad usare i veicoli elettrici della compagnia, con la sola richiesta di fornire dei pareri a riguardo e proposte di miglioramento.
Se ci si sposta in officina, invece, si respira una doppia atmosfera: l'ordine e la precisione tipici della “lean manufacturing” affiancate da piccoli momenti di divertimento, assicurati ad esempio dallo spostamento dei leggeri e scattanti scooter, che strappano sempre un sorriso.


Forse sono queste le caratteristiche che hanno permesso di creare un mezzo eccentrico e improntato al divertimento come la eRod: attenzione e serietà, sorriso sulle labbra, una vision chiara e condivisa, nonché la palpabile affezione di queste persone per i valori della ditta in cui lavorano.
Ma perché, vi starete chiedendo, abbiamo voluto raccontarvi di questa curiosa impresa? Perché non dirvi qualcosa in più su questa nuova eRod?


Ebbene restate connessi, cari lettori, perché siamo stati la prima testata italiana a provarla su strada e tra pochissimo ve ne racconteremo ogni dettaglio...

Leggi qui la "prova su strada" della eRod

di Enrico Gussoni
foto di Matteo Canziani

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