14 settembre 2016 - Primo contatto

Federico Domingo ci racconta della Puma

Abbiamo avuto il piacere di una telefonata con Federico Domingo, presidente del Puma Club Italia, che riunisce circa 150 possessori italiani di queste specialissime vetture “fai da te”.
Il nome “Puma”, in ambito automobilistico, forse non dice molto ai più, ma non si possono non sgranare gli occhi quando si ricorda una certa dune buggy rossa con capottina gialla guidata da Bud Spencer e Terence Hill

Tutto nasce – ci racconta Domingo – dalla mente di Adriano Gatto che, durante un viaggio in America nel 1968, scoprì questo tipo di veicolo assolutamente sconosciuto oltreoceano e decise di importare in Italia un kit della Mayer Manx, la ditta di Bruce Meyers che inventò a tutti gli effetti la dune buggy.
Tornato in Italia, Gatto lavorò su quel modello per cambiarlo a proprio piacimento ed iniziò ad usarlo in giro per Roma… facendosi notare e lanciando una moda che fece epoca.
Fu così che vendette la sua prima dune buggy e decise di importarne un'altra con cui iniziò a girovagare anche per Cinecittà. Non potendo non essere notato, finì per attirare la curiosità di Marcello Fondato, regista del celeberrimo “… Altrimenti ci arrabbiamo!” con, appunto, l'accoppiata leggendaria Bud Spencer – Terence Hill.

Si trattava della Puma GS, ovvero “Gatto Spider tipo spiaggia”, il cui nome doveva richiamare la sua capacità di “graffiare” la spiaggia e la sua aggressività. Divenne l'auto estiva di Gatto che, fattosi lo stampo per la carrozzeria in fibra di vetro, iniziò la costruzione artigianale di altri modelli simili (circa 150) nella sua neonata azienda. Questi venivano venduti sia in kit da assemblare che già montati.

Nel 1972 arrivò quindi la Puma GT, sempre basata sul telaio accorciato del Maggiolino Volkswagen con il suo motore raffreddato ad aria . Di questo modello realizzò circa 300 esemplari di cui alcuni furono utilizzati nei film “La ragazza fuoristrada” e “I padroni della città”. Altri vennero venduti in tutta Europa ed oltre, raggiungendo anche la Grecia, la Turchia e… Tenerife.

Un cambiamento decisivo ci fu nei primi anni '80 con la Puma GTV, basata sulla Sterling Nova prodotta negli USA e nel Regno Unito. Si trattava di una sportiva chiusa sempre con carrozzeria in fibra di vetro, telaio del Maggiolino (questa volta non accorciato) che Gatto “italianizzò” nell'estetica. Il suo meccanico elaborò anche il motore (sempre proveniente dal Maggiolino) portandone la cilindrata da 1200cc a 1385cc. Inoltre il tetto, che sulle Sterling traslava per permettere l'ingresso e l'uscita dei passeggeri, era incernierato all'anteriore e si sollevava in modo a dir poco avveniristico. Ne furono prodotte circa un centinaio di cui circa 40 sono circolanti ancora oggi.
Rimase famosa per film come “Mani di velluto”, “Insegnante al mare con tutta la classe” e “Questo e Quello”.

Una variante di questo modello fu la GTV 033, dal motore dell'Alfa 33 che montava, del 1985 con motore da 1200cc raffreddato a liquido e fari tondi al posto di quelli a scomparsa. Non ebbe particolare successo e Gatto ne costruì solo una cinquantina di esemplari.
Parallelamente produsse anche la GTV 033s, ovvero un restyling della prima serie accorciata di 20 cm nella scocca che rimase in produzione fino al 1988. Questa grintosa sportiva apparve nel film “Telefono rosso” con Cicciolina.

L'esemplare più raro di Puma fu, però, la Ranch del 1985. Si trattava di un fuoristrada con telaio a traliccio ed esteticamente simile alle Jeep dell'epoca. Dei circa 15 esemplari costruiti uno in particolare, con diverse modifiche estetiche, fu utilizzato nel film “Bomber” con Bud Spencer e Jerry Calà oltre che in “Sing Sing” e “Questo e Quello”.
Oggi non ne rimangono più di 8 esemplari.

Nel 1990 arrivò la Puma Boxer 90, una GTV con telaio a traliccio, sportelli ad ala di gabbiano e il motore da 1.5 l e 105 cv dell'Alfa Romeo 33.  Dei 40 kit prodotti 19 sono ancora su strada oggi, sebbene non tutti in condizioni originali.
Sulla stessa scocca nel 1993 Gatto creò il prototipo 248, più tondo, senza le prese d'aria laterali, con interni in pelle più curati e mosso dal motore 1700 cc 16 valvole che equipaggiava le Alfa 33 Quadrifoglio Verde. Questo unico esemplare andò purtroppo a fuoco dopo un'esposizione.
Due anni dopo, con i cambiamenti delle leggi sulla sicurezza stradale, costruire, vendere e guidare questo tipo di vetture assemblate artigianalmente in Italia divenne praticamente impossibile e di lì a poco la ditta Puma chiuse i battenti.

Non si arrestò però l'attività di Gatto che, dopo aver prodotto anche qualche kit su base Maggiolino e costruito anche alcune barche con il figlio Gianluca, da 8 anni a questa parte si dedica allo sviluppo una microcar elettrica presentata a Roma due anni fa in occasione del raduno “Il ritorno del Puma”.

La storia della Puma continua dal 2012 con il Puma Club Italia, che vuole continuare idealmente l'attività dell'omonimo fondato negli anni '90 con Giuseppe Pavia come presidente.
“Mi sono ritrovato – ci racconta Domingo – fortunato possessore di una GTV senza sapere che macchina fosse. Quando ho scoperto che era una Puma ho creato un gruppo su Facebook intitolato “Pumista per caso” e subito molti altri si sono aggiunti. Adriano ci ha conosciuti tramite il figlio Gianluca e mi ha chiesto di rifondare il Club e di esserne presidente.”
“Abbiamo organizzato il 1° raduno a Reggio Emilia e il 2° nel 2014 a Roma. L'anno prossimo saremo sul Lago d'Iseo.”
Il Club raccoglie circa 150 soci (ovvero possessori di Puma) e circa 500 “simpatizzanti” da tutta Italia anche se “le regioni con più Puma sono la Lombardia e l'Emilia Romagna, a cui va aggiunta Roma dove sono nate”.
Rimangono anche, sempre secondo Domingo che si è incaricato di censirne il più possibile, 2 GTV in Romania, una GTV in Repubblica Ceca, 3 dune buggy in Francia e 5 o 6 in Spagna.

Ma quanto costa, oggi, portarsi a casa una Puma?
“Non vorrei dirlo - confessa Domingo - perché trattandosi di auto storiche per qualcuno possono valere fior di quattrini e per qualcun altro non valere nulla. Dipende molto dalle condizioni e dall'esemplare, ad esempio tra le più ambite ci sono, ovviamente, le Puma GS con il fianchetto come in “Altrimenti ci arrabbiamo”. Ne restano una quindicina!”

Ci è dispiaciuto non aver potuto raggiungere Adriano Gatto in persona, ma ringraziamo Federico Domingo per l'attenzione e le immagini inedite che ha voluto inviarci.

di Enrico Gussoni

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