24 agosto 2016 - Primo contatto

Nissan BladeGlider

Scusate la foga con cui scrivo ma aspettavo questa notizia da tre anni almeno: la Nissan BladeGlider è realtà!
Perché dovrei essere così contento per un veicolo totalmente pazzo, strano e potenzialmente inutile? Perché è figlio di una storia che mi ha appassionato fin dagli albori e che non so quanti altri siti vorranno raccontarvi per intero. Ritengo sia però necessario ricordare da dove nasce questa (a suo modo rivoluzionaria) vettura…

Tutto iniziò nel 2009 quando Ben Bowlby creò una concept monoposto per partecipare all'appalto del campionato Indycar (in pratica la Formula1 d'oltre oceano) come fornitore di telai a partire dal 2012. Si trattava di una vettura con un muso a freccia rastremato al massimo e dotato di una coppia di sottili ruote assai vicine tra di loro all'avantreno mentre al posteriore, dalla caratteristica forma a delta da cui derivò il nome DeltaWing, svettava una vistosa pinna degna di un caccia intercettore.
Il contributo di Chip Ganassi, illustrissimo del motorsport a stelle e strisce, di Don Panoz, ideatore della sui generis Panoz Esperante, e di altri nomi importanti non bastò al progetto per imporsi sulla concorrenza, da cui emerse Dallara con la DW12.

Il progetto fu riciclato: la vettura divenne una biposto e, equipaggiata con motore Nissan, fu schierata alla 24 ore di Le Mans del 2012 con il numero 0. La vettura, infatti, sarebbe stata trasparente alla classifica e iscritta come “auto di sviluppo per nuove tecnologie” in quanto l'esperimento consisteva nel dimostrare che una vettura leggera, poco potente e con una ridottissima resistenza aerodinamica avrebbe comunque potuto risultare competitiva richiedendo meno cambi di pneumatici e rifornimenti di carburante.
La partecipazione fu sfortunata: la DeltaWing girava con tempi ben più alti degli altri prototipi trovandosi a gareggiare con le vetture gran turismo (come ci si sarebbe potuti aspettare) ma in più l'esperienza si concluse al tramonto a causa di uno speronamento da parte di un prototipo Toyota.
Il progetto però non morì e la DeltaWing continua ancora oggi a gareggiare in America dopo essere stata trasformata in coupé e ottenendo, con continui aggiornamenti, anche alcuni risultati considerevoli.

Nel frattempo, nel 2013, era stata svelata dalla Nissan la concept BladeGlider, una tre posti che si proponeva di portare su strada l'impostazione ad alta efficienza della DeltaWing.
Non destò particolare scalpore e, probabilmente pensando che si trattasse di una trovata stramba e senza futuro, la stampa non le dedicò particolare spazio.

Ma la Nissan aveva intenzioni serie e, continuando la serie di improbabili esperimenti che si sarebbe conclusa con la disastrosa (per loro) 24 ore di Le Mans 2015, schierò nel 2012 la Nissan Zero Emission On Demand Racing Car o ZEOD RC, sempre trasparente ai fini della classifica.
Si trattava di una ibrida fortemente derivata dalla versione coupé della DeltaWing spinta da un motore DIG-T R tre cilindri turbo da 1,5 l pesante solo 40 kg ed erogante 400 CV accoppiato con un motore elettrico. L'alimentazione di quest'ultimo era garantita da batterie agli ioni di litio.
Nonostante le prestazioni si fossero dimostrate all'altezza delle aspettative durante le prove (velocità massima di oltre 300 km/h e un giro completo del circuito da oltre 13 km in modalità elettrica) la gara si concluse nei primissimi giri per la rottura del cambio e tutto finì lì.

Invece no: in occasione delle Olimpiadi di Rio è stata presentata la BladeGlider aggiornata e ancora più vicina alla strada. Dotata di una coppia di motori elettrici al posteriore per un totale di 230 kW di potenza (260 CV) e di un peso di circa 1400 kg può scattare da 0 a 100 km/h in 4.8”. Lo sviluppo è stato portato avanti anche con l'aiuto della Williams ispirandosi ai sistemi utilizzati in Formula E.

Si è persa la forma totalmente a delta del posteriore e si è ridimensionata la linea estrema dell'anteriore: ora le ruote davanti sono più lontane e quelle dietro più vicine. La sagoma complessiva risulta più compatta e, se anche manca la stupenda pinna stabilizzatrice, le linee dei passaruota rimarcano la dimensione da sportiva gettandosi oltre il corpo centrale della vettura che sembra davvero la fusoliera di un Eurofighter.

Rimane l'impostazione “a cielo aperto” come nella concept del 2013 ma vi è l'aggiunta di un roll-bar pensato, ovviamente, per proteggere tutti e tre gli occupanti disposti a triangolo (il guidatore al centro in fronte e i due passeggeri alle sue spalle).
Spettacolare è l'apertura delle portiere a forbice all'indietro che è sicuramente comoda ma appare ingombrante.
Originali anche i cerchi (chissà se li vedremo in produzione) con il dado centrale in stile racing e le razze disposte a formare una specie di segnale di pericolo nucleare.

Assurda, pazza, impossibile da apprezzare in ogni azzardato dettaglio e, come dicevamo all'inizio, sostanzialmente inutile. È sicuramente scomoda per viaggiare, può essere un'auto da città esclusiva ed eccentrica? Pensarla così sarebbe uno spreco. Una belva da track-day? Forse più un giocattolone per chi ha una strada ricca di tornanti vicino a casa anche se è dotata di una modalità di setaggio apposita per il drifting...
Forse è solo un esercizio di stile, un'opera che raccoglie un'eredità sparsa in folli progetti falliti o dimenticati ma che qualcuno, tenacemente, ha continuato a portare avanti.
Chissà se davvero dalla tanto elogiata follia uscirà l'innovazione?
Per quanto mi riguarda continuerò a seguire questa storia pronto a raccontarla di nuovo a chiunque volesse ascoltarla.


Un piccolo extra:

Nell'ottobre 2015 la Panoz ha mostrato delle foto di una vettura denominata Panoz DeltaWing GT, ovvero una versione stradale direttamente derivata dalla DeltaWing che corre nel campionato USCC: monoposto chiusa con telaio tubolare, muso a punta, ruote sottili e ravvicinate davanti e larghe e distanziate dietro, 350-400 CV, pesante 900 kg e con un cx di 0,23.
Dello sviluppo se ne sta occupando la società DeltaWing Tecnologies Inc.

di Enrico Gussoni

Le foto

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