14 agosto 2016 - Primo contatto

Mini Cooper SD

Il nome Mini Cooper è sinonimo di divertimento assicurato. Prodotta dal 1959 fino ai giorni nostri è nata dalla penna di Sir Alec Issigonis il quale la progettò nel 1956 compiendo una rivoluzione totale: posizionò le ruote nei punti più esterni dello chassis, la strumentazione al centro del cruscotto e il motore in posizione trasversale. In tal modo riuscì ad ottenere il massimo in termini di spazio. Grazie alle doti dinamiche e alle elaborazioni di John Cooper, la Mini ottenne anche dei successi nelle competizioni, tra cui le vittorie nel rally di Montecarlo del 1963, '64 e '65.

Il modello che abbiamo in prova oggi è decisamente diverso rispetto a quello dell'epoca ed è l'ultimo modello della Mini Cooper SD. In particolare si tratta della versione sportiva della gamma con un motore 4 in linea turbo diesel, 1995 di cilindrata da 170 cv e 360 Nm.

Esteriormente la Mini ha subito un notevole restyling nel corso degli anni e guardando meglio la protagonista del nostro test si vede che è stata rivista a livello "muscolare", con linee che le conferiscono più robustezza e spessore.

Dopo averla ammirata ci decidiamo ad entrare in auto. La seduta risulta comoda e abbastanza avvolgente ma un po' alta per il tipo di vettura anche con la regolazione al minimo.

All'interno la vettura non brilla per lo spazio disponibile e la visibilità è limitata.

Accendiamo finalmente il motore e ci immettiamo in strada, ovviamente con il Mini Driving Modes in “Sport”.

Subito apprezziamo il motore: sprigiona 170 cv a 4000 giri e 360 Nm di coppia tra i 1500 e i 2700 giri. Si tratta di una ventina di cavalli in più rispetto alla Cooper SD precedente, ottenuti grazie a iniettori a magnete con pressioni di picco sino a 2000 bar. Ottima la guidabilità su qualsiasi tipo di percorso, ammirevole la fruibilità per essere un motore diesel. Un elemento che non ritengo all’altezza del nome Mini è il cambio; non molto preciso e un po' pastoso negli innesti, specie nelle scalate.

La macchina dinamicamente si comporta in maniera eccellente, con un sottosterzo mai invadente e sempre facilmente gestibile. Una caratteristica a cui prestare attenzione è l’alleggerimento del retrotreno vettura, che rende dinamica e divertente la guida di questa Mini, come me l’aspettavo. L'assetto è da vera piccola sportiva, anche se non così spinto da compromettere il comfort e la frenata sempre ben modulabile, chiude il pacchetto.

Quando vi volete rilassare e godere la guida fluida di un diesel corposo, potete selezionare la modalità “Eco” rendendo la SD più contenuta e gestibile soprattutto nei consumi.

Questa 5 porte, insomma, pur non avendo la purezza sportiva della sorella S, sa difendersi su strada aggiungendo 16 cm (gli spilungoni ringraziano) e una settantina di litri di bagagliaio regalando così 278 l totali.

Un'altra chicca è il Mini Connected per l'infotainment web, telefonico, di informazione sul traffico e capace di chiamare in automatico i soccorsi in caso di incidente. Incidenti scongiurati per quanto possibile dal sistema di avvertimento che segnala pedoni o ostacoli ravvicinati.

 

In sostanza, quindi, si tratta di un deciso miglioramento della gamma Mini che, a partire da 27000 €, vuole offrire un prodotto completo ed efficiente senza perdere la natura stravagante della “piccola” Cooper.

di Gabriele Restuccia

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