3 agosto 2016 - Primo contatto

È finita la fatica del posteggio?

Negli anni '50 un geniale californiano montò sulla sua transatlantica berlinona un dispositivo che gli permetteva di posteggiare assai agilmente nelle sempre più affollate strade della West Coast.
L'invenzione consisteva nel movimentare la ruota di scorta, montata in verticale nel bagagliaio posteriore come di solito in quegli anni, che, al momento del bisogno, scendeva sull'asfalto dal suo alloggiamento sollevando il posteriore. Facendo perno sulle ruote anteriori, quindi, la vettura utilizza la ruota di scorta per compiere un movimento “a compasso” e manovrare con un raggio dato dalla sua esatta lunghezza.
Una volta eseguita la manovra di inserimento (come si può vedere da un paio di video presenti in rete, basta cercare “5 wheels car”) una semplice retromarcia a ruote sterzate può concludere il posteggio.
Questa invenzione è stata imitata da qualche meccanico sui generis ma ignorata dalla grande industria.

Il sogno di poter posteggiare agilmente e in spazi sempre più ridotti anche con vetture più grandi di una city-car è tuttora presente nella mente dell'automobilista medio, sebbene non si sia rimasti inoperosi: ad oggi infatti sono molte le case che propongono automobili in grado di posteggiare da sole o che comunque offrono telecamere, sensori e numerosi aiuti in questa poco intrigante operazione.
Certo, ideale sarebbe un metodo di movimentazione delle ruote come quello del nuovo Space Exploration Vehicle (SEV) della NASA. Questo veicolo pensato per il ritorno sulla Luna o per la colonizzazione di Marte si muove tramite sei coppie di piccole ruote e ognuna di queste può ruotare fino a far procedere il rover esattamente di lato. Come sarebbe bello, una volta trovato un posto libero, semplicemente affiancarvisi, cliccare un bottone e inserirvisi comodamente con un solo movimento laterale?
Certo, i dinamici e veicolisti avranno già in testa una caterva di complicazioni che un simile meccanismo genererebbe per quanto riguarda la gestione del comportamento durante la guida e questo metterebbe probabilmente fine alla discussione.

La salvezza questa volta viene dal Canada, dove l'inventore William Liddiard ha girato un video che sta impazzando per la rete. Protagonista è la sua Toyota Echo con dei cerchioni modificati che si muove come nessuna automobile aveva mai fatto prima.
A quanto dice egli stesso: “Funziona! Ho dovuto improvvisare molto, utilizzare i materiali che avevo a disposizione e lavorare su quest'idea con parsimonia, quando sono riuscito a trovare il tempo.  A differenza di altre ruote omnidirezionali (omni-wheel), le mie ruote non richiedono di costruire il veicolo intorno a loro. Si tratta di una prima applicazione mondiale per qualsiasi cosa abbia le ruote….”

Dal brevetto depositato da Liddiard si può capire qualcosa di più su come funzionano queste ruote.
Innanzitutto il cerchione è provvisto di attuatori elettrici nel corpo centrale e di rulli sui bordi. Questi permettono lo scorrere dello pneumatico toroidale (un solido ottenuto facendo scorrere un cerchio su una circonferenza passante per il suo centro).
Facendo ruotare gli attuatori nello stesso senso su tutte e quattro le ruote l'auto si muove trasversalmente, mentre dando sensi di rotazione opposti alle ruote anteriori e posteriori si ha una rotazione complessiva intorno all'asse del veicolo stesso.
Una “ruota Liddiard” è composta da due di questi elementi per fornire un'impronta a terra comparabile con quella dei normali pneumatici.

Questa invenzione si affianca alle già esistenti omiruote, tra cui le “ruote mecanum”, il cui brevetto è adesso proprietà della US NAVY, ma sembra poter offrire maggiori possibilità di un utilizzo effettivo sulle auto di domani.
Prosegue infatti Liddiard: “Le ho progettate perché fossero utilizzabili in tutte le condizioni meteorologiche e stradali. Sono forti, più veloci, e più accuratamente controllate di ciò che esiste finora. I pneumatici possono avere le stesse caratteristiche costruttive (lamellatura, scanalature, mescole ecc.) dei pneumatici normali. Ora è possibile guidare in tutte le direzioni, e girare sul posto, quando necessario.”

Per quanto si tratti, comunque, di una prova per dimostrare il funzionamento di questo approccio che dovrà essere rifinito e raffinato, possiamo sperare che molto presto ci risparmieremo non poche “sudate da manovra”.

di Enrico Gussoni

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