26 giugno 2016 - Prova su strada

In pista con la due posti del biscione

Il sole forte abbaglia la pista come fa il suo vestito, le nuvole all'orizzonte sono gonfie come il suono della sua voce. Piccola, elegante ed agile, sembra gareggiare con le rondini che sfrecciano sui campi inseguendosi tra volteggi e siepi.

La 4C è ormai una creatura ben nota, anche se la sua forma, così originale all'inizio, da essere perfino assurda, cattura l'occhio. Non ho ancora capito, benché la conosca da quando hanno alzato il telo rosso che la nascondeva qualche anno fa, se mi piace o no. Non fraintendetemi: è elegante e ha curve sinuose e femminee, ma mi sembra ancora strana da certe prospettive, non riesco a sposarla con il concetto che ho in testa. Forse perché è ancora così nuova da essere diversa da tutto quello che avrei potuto pensare…


La prima volta che ci salii notai subito come, con i miei 197cm di altezza, non toccassi il tettuccio, ma avessi il volante quasi premuto sulle gambe. L'ingresso non è molto agevole, da vera auto sportiva, salendo e scendendo ho fatto fatica a non tirare un calcetto involontario alle plastiche, anche perché ho sfruttato tutta la corsa utile della regolazione longitudinale del sedile. Questo, nell’atto dell’uscita dalla vettura fa sì che per portare i piedi a toccare l'asfalto in modo agevole, abbia dovuto aprire sempre completamente la portiera.


Metto in moto e mi dirigo verso il tracciato dove basta iniziare a premere l'acceleratore per accorgersi di quelle romantiche imperfezioni che hanno fatto discutere molti esperti nei confronti con le sue rivali, Lotus e Porsche in testa. Anche se, a guardare bene il listino, con i suoi 75.000€ si piazza tra l'Audi TTS e la Mercedes-AMG SLC43.
Innanzitutto il motore ha un carattere aggressivo, ci tiene a comunicare molto bene le soglie d'intervento della turbina. Dal momento in cui entra in regime di coppia massima, la vettura si trasforma in un'arma affilata, la spinta è immediata, la gradualità è ridotta all'osso. Soggettivamente la curva di coppia appare quadrata, con minimo turbo-lag.

Il rumore all'interno dell'abitacolo invece non mi ha entusiasmato, il soffio dagli scarichi è molto presente e spesso sovrasta quello sincero e di qualità del motore.
Lo sterzo è diretto, senza servosterzo, forse un po’ troppo sensibile alle asperità dell’asfalto, la vettura tende a seguire naturalmente le crepe nell’asfalto costringendomi a qualche correzione in più del desiderato.


Pecca inattesa è stata la velocità del cambio automatico TCT, specie in scalata, dove avrei gradito più prontezza. Infatti le ottime doti dinamiche permettono di portare la frenata all’interno della curva e avrei voluto che il cambio fosse stato sempre pronto a supportarmi.

Tutt'altra storia i freni che, a prima vista, possono sembrare quasi di diametro insufficiente, ma che in realtà fanno il loro dovere con la leggera 4C da 241CV, 350Nm e 900kg. Sempre pronti ad ogni input del guidatore, ben modulabili e reggono tranquillamente l’utilizzo intensivo in pista.

 Da questa vettura mi sarei aspettato forse un carattere più selvaggio ma la sua compostezza su strada, prontezza e instancabile voglia di provare a distinguersi, mi hanno davvero conquistato. Allora perché no, una 4C, per emozionarmi ed emozionarci anche sulle strade di tutti i giorni, perché se è vero chi guida è rapito dalla sua anima, lo è allo stesso modo chi la osserva da fuori, che stia sfrecciando ad Imola o trotterellando attorno al Lago Maggiore.

di Matteo Canziani

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