16 giugno 2016 - Primo contatto

La verità sulle auto a guida autonoma

" Non passa giorno, ormai, che non capiti di adocchiare un nuovo articolo o commento sulle “auto che si guidano da sole”, articoli che spesso puntano su toni eclatanti senza entrare troppo nel dettaglio che annoierebbe il lettore non di semplice passaggio. Ciò sta generando non poca confusione, sia sulla blogosfera che al bancone del bar, su termini come “guida assistita”, “senza pilota”, “autonoma” o “self-driving”: a volte vengono infatti usati come sinonimi termini che non lo sono.
Bisogna iniziare a considerare che esiste una grande varietà di sfumature tra l'estremo del veicolo ad “automazione 0”, in cui tutto è in mano esclusivamente all'umano dietro il volante, e quello che i tecnici chiamano il “livello 5” dell'automazione completa, in cui ogni operazione che il veicolo può compiere è gestita dai cervelli elettronici e gli occupanti possono, in teoria, dedicarsi ad ogni sorta di occupazione come sbrigare lavoro arretrato, leggere, dormire o altre attività fin'ora svolte ad auto ben ferma.
Con frequenza sempre crescente gli “aiuti alla guida” disponibili sul mercato aumentano in numero ed efficacia: se fino qualche anno fa si poteva contare solo sul sistema per la velocità di crociera (cruise control), oggi abbiamo sensori di corsia, di distanza dall'auto che precede, di stanchezza del guidatore, di posteggio o anche programmi in grado di posteggiare “ad esse” da soli, mentre veicoli completamente automatizzati si trovano negli impianti industriali come nei grandi aeroporti, anche se sono obbligati a percorrere sempre lo stesso percorso in condizioni controllate.

Il passaggio dall'attuale “livello 2”, che comprende gli aiuti che abbiamo menzionato prima, all'auto di “Io Robot” non avverrà, secondo Steven Shladover del PATH (Partners for Advanced Transportation Technology) prima del 2075.
Sembra stano no? Sergio Marchionne di FCA che promette l'Alfa Romeo a guida autonoma entro 5 anni, Carlos Ghosn di Nissan che la promette entro il 2020, le Google-car che da anni mappano le strade del globo… eppure siamo ancora così lontani?
Il problema sta proprio, come accennavo all'inizio, nella confusione di termini che vengono utilizzati.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando possiamo pensare al fatto che gli attuali aerei di linea, macchine non proprio semplici come progettazione e gestione, sono dotati di sistemi autopilota capaci, in caso di necessità, di eseguire addirittura un atterraggio senza l'ausilio del pilota.
Se si pensa a quanto si debba essere qualificati per pilotare un aereo di linea e che, sempre citando Shladover, metà del costo dei moderni velivoli civili e militari deriva dalla verifica e validazione dei software a bordo, verrebbe da pensare che il livello di difficoltà del guidare un'automobile sia facilmente replicabile.
Invece insegnare ad un computer come far volare un Boeing 747 da 440 tonnellate è più facile che insegnarli a spostare una Smart da casa vostra al vostro posto di lavoro attraverso il traffico senza colpire pedoni, ostacoli o altre auto. Infatti un aereo, oltre a compiere poche variazioni di rotta significative durante il volo, è stupendamente lontano da ostacoli o altri velivoli. Lì dove su un aereo il computer può prendersi svariati secondi per pensare, su un'automobile un ritardo di qualche decimo di secondo potrebbe portare a gravissime conseguenze: basta pensare al caso di imprevisto in autostrada con l'autista-passeggero beatamente addormentato sul sedile…

Il progresso però rimane imprevedibile, e, in passato, a dare inaspettate quanto geniali spinte al progresso nell'ambito automotive sono state le competizioni. Dall'anno prossimo partirà Roborace, il primo campionato per auto a guida autonoma, organizzato in parallelo al campionato FIA Formula E per monoposto elettriche. Non ci saranno pedoni ne camion con carichi sporgenti (o almeno si spera), ma sarà un bel cruccio per gli ingegneri al muretto far compiere ad un'auto-robot anche solo un giro di pista a tutta velocità. Ciò è già stato fatto più volte in passato, ma questa volta vi saranno più vetture presenti contemporaneamente in pista.
Non sarà come ai tempi di Robotica, il wrestling dei super-nerd, ma potrebbe esserci di che divertirsi e vedo difficile che non ne possano nascere molte idee utili per l'auto del futuro.
In ogni caso vi consiglio di dare un'occhiata alla concept proposta da Daniel Simon (che, se posso dirlo, è forse il mio designer preferito) per questa competizione: un siluro alato dalla forma incredibilmente semplice ed incredibilmente avveniristica che sembra anche in grado di andare maledettamente veloce.
Sembra l'archetipo della monoposto, così estremizzato da diventare una “non-posto”.
Ma io un posticino li dentro ce lo vorrei, giusto per fare un giro sul primo otto-volante senza binari della storia...

di Enrico Gussoni

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