22 maggio 2016 - Primo contatto

Renault Avantime

Siamo tutti colpevoli, colpevoli e peccatori, per aver ucciso la Avantime ancor prima che facesse il suo tempo. Profeta fu chi scelse quel nome! Perché “nel nome il destino” dicevano gli antichi; e fu così anche per questa unica nel suo genere che tentò di portare una buona novella: una monovolume può essere qualcosa di meglio di un furgone col seggiolino per bebè…
Nata dagli stabilimenti Matra, uno dei nomi che più fecero vanto all'industria automobilistica e alla tecnologia francese, aveva il telaio in acciaio e componenti leggeri in alluminio e vetroresina assemblati in una linea semplice ma per niente rozza. Agli smussi delle sue contemporanee contrapponeva curve più marcate, mentre la linea unica di cofano e parabrezza sembrava un esperimento futuristico di Jean Graton. Infine, al posteriore, quel taglio inaspettato, forse unico dettaglio più “netto” del suo disegno, che veniva però riunito al resto della vettura da una colorazione bicolore che, partendo dal montante posteriore, si riuniva al lunotto con uno stile quasi anni '50.
I motori erano tre: 2 litri turbo a 4 cilindri da 165CV e 250Nm, il 3 litri V6 da 207CV e 285Nm e il 2.2 diesel da 150CV e 320Nm, ma più importante di tutto era la studiata facilità di accesso e utilizzo che si concretizzavano, ad esempio, nelle porte a doppia apertura o nella modalità “open air” in cui il tettuccio panoramico si apriva insieme ai finestrini e il sottile montante della portiera spariva nella scocca lasciando un unico e ampio spazio aperto.
Doveva sostituire la Mégane, ma noi, l'abbiamo rifiutata in cambio di Vel Satis, Ulysse, Zafira o Vaneo…

Ma più colpevoli di noi sono coloro che resero vana questa buona novella, chi per gusto di stile mise quattro posti su una monovolume famigliare, chi pensò che una simile vettura avrebbe attirato i giovani “figli della Mégane” con dei mai visti (né prima né dopo) fari a fiocco.
8.557 furono costruite e il parto geniale divenne un aborto, prima additato come un vergognoso fallimento e poi semplicemente dimenticato. Questo è il numero dei sacrificati alla novità!
L'utilità di un veicolo pratico e confortevole fu svenduta per quello che le cronache definirono “decadenza e frivolezza di una coupé gran-turismo”.
Chi troppo vuole nulla stringe, recitano gli antichi. Vane parole alle orecchie di chi vuole osare!
Ecco il suo vero nome: Avanitime, vanità di vanità.

di Enrico Gussoni

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