29 maggio 2016 - Primo contatto

Carrozzeria Touring Superleggera

Costruiscono alcune delle vetture più belle al mondo, estremo esempio del connubio tra tradizione e innovazione che caratterizza l'industria automobilistica italiana. Un marchio rinato da non molto tempo che però non ha deluso la memoria del suo nome, nome che è chiaro ed elegante come lo stile stesso delle vetture che crea: una realtà artigianale in cui si fonde manodopera qualificata con tecnologie avanzate, vetture da turismo uniche o di piccolissima serie e una tecnica di derivazione aeronautica che ha vestito alcune delle più celebri automobili del passato.Ci hanno raccontato il presente e il futuro di questo marchio Piero Mancardi e Louis de Fabribeckers...

Signor Mancardi, parlando di Carrozzeria Touring Superleggera da dove si dovrebbe cominciare? Dal passato o dal presente? In che modo il marchio ha reagito al passare del tempo?


Un albero non cresce se non ha radici solide, quindi per far evolvere il DNA di un’azienda come Touring nella concezione di nuovi progetti bisogna avere molto rispetto per la propria storia. Dal 1926 al 1967, Touring ha rappresentato l’innovazione, è stato un attore importante dell’evoluzione del design, ha firmato vetture iconiche come le prime Ferrari e l’Aston Martin DB5 di James Bond. All’epoca tante case automobilistiche non erano in grado di disegnare carrozzerie attraenti ed efficienti senza il supporto di Touring.
Oggi Touring ha reinventato il mestiere della carrozzeria rendendo di nuovo possibile realizzare delle fuoriserie, destinate a una nicchia di appassionati, perché è in grado di rispettare gli standard altissimi di qualità e sicurezza delle vetture d’origine sottostanti. È l’innovazione tecnologica che permette questo risultato. Prima di tutto c’è la purezza e il fascino delle linee, ma con i nostri modelli i clienti acquistano anche un pezzo del nostro patrimonio storico.
Infine la nostra proposta interessa anche i costruttori, che si rivolgono a noi per avere uno sguardo “diverso” sul proprio linguaggio stilistico, come nel caso MINI Superleggera. Non da ultimo, il nostro sistema di produzione rigoroso ma flessibile permette alle case di posizionarsi nel mercato dei piccoli numeri ma altissimo prestigio, si veda il caso della Bentley che per questo mercato ha sostenuto la shooting brake Flying Star, e della stessa Alfa con la Disco Volante.

A ben guardare il panorama degli “atelier” motoristici, dei creatori di esemplari unici e delle “officine del lusso” è sensibilmente variegato: in cosa ritiene si distingua Carrozzeria Touring rispetto ai concorrenti? Che riferimenti prende maggiormente in considerazione per la gestione di questa impresa?


Il disegno della nostra azienda prevede che sotto il marchio storico lavorino affiancati il centro design, una robusta squadra di ingegneri e la manifattura, che racchiude in sé tutte le competenze artigianali e perpetua la tradizione della lamiera battuta.
Ci sono molti designer e parecchi fabbricanti di prototipi, ciascuno ottimo nel suo campo. Non mi risulta però che ci sia qualcuno in grado come noi di concepire, sviluppare e costruire sotto lo stesso tetto prodotti unici che portano un marchio leggendario.
Ciò che ci differenzia è che alla Touring Superleggera manteniamo il controllo totale sul processo, dal foglio bianco alla consegna di una vettura omologata di qualità eccellente. I clienti sono coinvolti in questo processo fin dal primo momento, vedono il loro progetto nascere, svilupparsi e crescere, e questo viaggio affascinante è una delle cose più apprezzate.

La rilevanza internazionale che ha il vostro nome fa nutrire grandi aspettative da parte degli appassionati: quali saranno le prossime sfide della Touring?


Nel design bisognerà continuare a innovare mantenendo la cifra stilistica che ci ha portati dove siamo. Touring oggi ha una filosofia ben precisa, che rispecchia quella dei fondatori, di creare forme essenziali, potenti ma eleganti, cosicché ogni macchina è riconoscibile a prima vista e resisterà alla sfida del tempo.
Touring Superleggera saprà crescere e rafforzare la sua posizione se manterrà il dominio sullo sviluppo tecnologico. L’uso dei materiali, perché il carbonio può affiancarsi all’alluminio con effetti estetici interessanti e leggerezza. Le tecniche di manifattura digitale, la sinterizzazione del metallo, la stampa 3D sono la nuova frontiera. Quel che è certo è che ciò che è bello, raro e prezioso non conoscerà crisi.


Signor de Fabribeckers, qual è la prima sfida dell'essere Head of Design alla Touring? Qual è il suo approccio stilistico in quest'impresa considerando anche il connubio di arte artigiana e raffinata tecnologia del vostro marchio?


Quando sono approdato in Touring, mancava il centro stile: era tutto da creare e il mio compito non è stato solo quello di “disegnare” automobili, ma anche quello di aver contribuito ad implementare tutta la parte di immagine di marca, assente dal mercato per tanti anni. Nel tempo mi sono man mano reso conto della storia, del peso, del carico e dell’attesa delle persone, ho toccato con mano il peso di questa eredità. Successivamente, ho tratto vantaggio da questo onere: questo ha creato una vera sfida per il futuro. L’intuizione è stata quella di non aver imposto un forte cambiamento di stile; al contrario la mia strategia è stata quella di aver ripreso il DNA Touring, senza stravolgerne i valori di eleganza e naturalezza, poiché il design appartiene all’azienda, non al responsabile che lo dirige. 
Il nostro sistema di manifattura dà delle libertà impensabili nel sistema di produzione di massa, il mio compito è di sfruttarle al meglio. 

Ci parli della Disco Volante: come è nata? Qual è stato l'aspetto più importante di questa vettura?


Nella storia moderna di Touring è stato fondamentale riprendere questa vettura iconica, dopo il i primi progetti, per quattro ragioni. La prima risiede nel fatto che sicuramente era il paradigma della vettura one-off, una vettura unica, con uno stile totalmente eccentrico che non si può immaginare in una vettura in grande serie; la seconda, che è un riferimento forte a una vettura, la Disco Volante del 1952 che è un pezzo della storia dell’auto; la terza, la sfida di sfuggire alla trappola del “neo-retro”, creare qualcosa che si ispira al passato ma è comunque all’avanguardia. La quarta ragione è la volontà di recuperare una collaborazione Alfa Romeo – Touring, totalmente “made in Italy”, che ha fatto la storia di entrambe le aziende, avvicinarsi ad un marchio che possiede una rete di appassionati e tifosi davvero sorprendente.

C'è un modello (oltre alla Disco Volante) di cui va particolarmente fiero? Una realizzazione che ritiene particolarmente importante dal punto di vista dell'eleganza e della bellezza?


Non c’è un modello più importante di un altro, direi piuttosto che tutte le nostre realizzazioni sono l’esempio tipico del design Touring, riconoscibile nella purezza delle proporzioni, nella massima attenzione ai dettagli, con un tocco di eccentricità, nell’essere atemporale, tutti aspetti che conducono alla tipica eleganza Touring e che stanno alla base della nostra comunicazione. Touring è un marchio di fabbrica dell’Italia, che ha sempre saputo andare oltre gli stereotipi.

Come si riesce ad essere sempre innovativi e originali mantenendo l'eleganza e la purezza delle linee di mezzo secolo fa?


Oggi, come nel passato, è fondamentale saper osare, introducendo forme innovative, mantenendo però la purezza stilistica delle forme, aspetti che servono principalmente a rassicurare il potenziale cliente sul valore, l’attendibilità e la qualità del prodotto al quale si sta avvicinando. Per noi la chiave del successo è quella di offrire ai clienti qualcosa che è fuori dalla portata dell’industria automobilistica normale, fosse pure di gran lusso.

La concept MINI Superleggera Vision è stata molto apprezzata:  in futuro sarà possibile vedere il contributo stilistico della Touring anche su vetture di grande produzione?


Oltre alla domanda dei privati, pensiamo che le case automobilistiche abbiano sempre più interesse in ciò che la nuova Touring può offrire, perché si trova là dove il costruttore non può arrivare. Sia per la produzione di prototipi commissionati dai centri stile, sia per realizzare “chiavi in mano” delle piccolissime serie ma che danno grande prestigio, sia per ottenere un input fresco dall’esterno nello sviluppo del loro linguaggio di stile.

di Enrico Gussoni

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