27 aprile 2016 - Primo contatto

Road to (R)evolution a Monza

Abbiamo visitato la mostra Road to (R)evolution, organizzata da Quattroruote all'interno del Serrone della Villa Reale di Monza visitabile gratuitamente fino al 12 settembre 2016.
L'esibizione rientra nel programma ufficiale della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, dal titolo “21st Century. Design After Design”.
Lo scopo? Indagare il futuro dell'automobile, non solo nella tecnica e nel design, ma nella cultura, nella società e nell'ambiente in cui viviamo.
Attraverso filmati proiettati in due mini sale cinematografiche lungo il percorso, infatti, si ripercorre la crescita dell'automobile nell'uso, nella forma e nello stile così come nel suo impatto sul nostro modo di vivere e sul modo stesso di pensare le città e le infrastrutture.
In un parallelo tra la fantascienza e i successi reali dell'innovazione si arriva a scoprire, considerando l'attuale sviluppo tecnologico, come evolverà “l'ecosistema automobilistico” nel futuro vicino e lontano.

Al centro della mostra, però, c'è la concept “Shiwa” dell'Istituto Europeo di Design di Torino. Disegnata da Youngjin Shim, Luca Menicacci e Jaykishan Vithalbhai Lakhani con la collaborazione di numerosi altri studenti del Master in Transportation Design e sponsor tecnici.
L'origamica creatura sarebbe, secondo i suoi creatori, realmente costruibile con le tecnologie esistenti oggi: la trazione è integrale, la propulsione elettrica e la guida autonoma; così autonoma che i quattro passeggeri non devono neanche guardare fuori. Da qui l'assenza di finestrini e la posizione dei sedili affacciati a due a due per trasformare l'abitacolo in uno “spazio di conversazione” circondato da schermi OLED.
L'idea è di raggiungere il significato più pieno del termine “automobile” come qualcosa di davvero autonomo e automatico.

Infine un ultimo spazio ricco di schermi e cuffie raccoglie lo stato dell'arte attuale per quanto riguarda la guida autonoma, le propulsioni alternative e la connettività. Vengono presentate soluzioni come quelle della BMW Next 100 che “interpreta il preconscio” del pilota e che spinge al massimo le soluzioni ipotizzabili in questo ambito o della Volvo che nel 2017 “libererà” 100 auto a guida autonoma a Goteborg (con utenti reali, non collaudatori) dopo aver progettato un sistema integrato al di là della singola vettura.
Una pecca: nelle propulsioni alternative si parla esclusivamente di motori ad idrogeno di Honda, Toyota e Hyundai con celle a combustibile, mentre ibrido ed elettrico sono assenti. È vero che sono soluzioni inventate a fine '800, ma non si può parlare di futuro dell'automotive senza parlare di loro.

Infine, su altri schermi, si susseguono filmati prodotti da persone comuni (e non: c'è anche Stefano Domenicali…) che, in 15 secondi, raccontano la loro idea di auto del futuro.
Anch'io ho inviato il mio contributo, ma spero che mi concederete qualche parola in più per spiegarvi la mia risposta.
Come per i cavalli o le pellicole fotografiche, le auto che conosciamo oggi non scompariranno: da mezzo di consumo e di uso necessario diventeranno un bene per appassionati e sportivi e vivranno una nuova vita. Per questo non ci sarà “l'auto” del futuro, ma le auto del futuro, ovvero le auto pubbliche, condivise, connesse ed elettriche (integrate con la rete energetica) per spostarsi e le auto private, sempre in misura minore, forse ancora a benzina, pensate semplicemente per apprezzare il piacere della guida e del viaggio.
Prima di registrare il filmato, però, mi sono spostato in autodromo, dove si stava disputando il campionato Blancpain: in sottofondo si sente il ruggito feroce delle fameliche GT a tutto gas sul rettilineo dei box.
Non so se lo apprezzeranno...

di Enrico Gussoni

Le foto

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