20 aprile 2016 - Primo contatto

Paladina delle automobili-e-basta

Il topo non è certo in cima alla catena alimentare, ma è comunque un animale molto più intelligente di altri.
Ecco, la Dacia Sandero è così: con i suoi 7450€ è in fondo al listino, come dovrebbe essere una vera “auto del popolo” (altro che Volkswagen!) , motrice delle masse, accompagnatrice di scolaretti e portatrice di spesa al supermercato. Una prestazione umanitaria…
Non ci sono più molte auto attualmente in produzione che sembrano nate con il preciso e nobile scopo di portare i passeggeri e il loro bagaglio da A a B nel modo più utile possibile, delle automobili che fanno le automobili e basta, ma sicuramente questa piccola emancipatrice è nella lista.
Ebbene sì: anche nel supporto alla mobilità collettiva e sostenibile l'automobile rimane ancora un simbolo di libertà, prezioso obbiettivo che non necessita di chissà quali numeri o di cerchi in lega, perché la piccola transdanubiana da 75 o 90 CV offre tutto quello che serve realmente per un viaggio: una meccanica essenziale, l'aria condizionata e l'autoradio.
È sobria senza essere sgraziata e non rinuncia ad essere ecologica con il suo impianto GPL da 120 g/km

Immagino stiate iniziando ad addormentarvi a leggere 'sto articolo… Cioè non fraintendetemi, lunga vita alla Dacia, bellissima la Sandero, il mio ombrello in un giorno di pioggia per una scampagnata sulla Duster… ma vorrei metterla un po' sull'emotivo.
Mi spiego: al di là del fatto che le piccole utilitarie in plastica riciclata dentro e forme giocattolose fuori fanno man bassa di comari del rione, guerrieri del fine mese e di tutte quelle categorie di persone che hanno bisogno di spostarsi senza troppi convenevoli, direi una banalità menzionando quanto siano fondamentali nella vita di noi tutti. La macchina del nonno, del “cuggino-di-ggiù”, dell'amico con qualche anno in più che aveva già la patente e ci portava con gli altri della compagnia a fare scorribande e false corse clandestine con la sua scatoletta magica su ruote. Sogniamo le regine della pista, le stelle dei saloni, ma i grandi sorrisi e le mete dei ricordi più belli le conquistiamo con queste opere di ingegno ragguardevole. Infatti, se ci vuole tutto il tripudio della scienza e della tecnica per progettare una supercar da poster in camera, non meno difficile è limare ogni particolare in un modello da centinaia di migliaia di esemplari che dovrà resistere a bambini con le scarpe da calcetto, a trasporti fuori misura, alla neve in settimana bianca, al caldo cocente verso la spiaggia e alle mille altre prove che sappiamo inventarci ogni giorno della nostra vita.
Ormai anche le più piccole delle city-car sanno compiere il loro dovere in situazioni ben oltre quelle in cui ci saremmo immaginati di doverle spingere al momento dell'acquisto riuscendo a sorprenderci e, a modo loro, a farci innamorare.
Sono come i cani di campagna: poco schizzinose premiano i poco schizzinosi portandoli in giro, sopportando la mancanza di una cuccia (si, insomma, di un garage...), si lavano con la pioggia e si asciugano con il sole conquistandoci in simpatia e autenticità.

La Dacia è una delle poche case rimaste a difendere questa novella linea del Piave delle auto “da A a B” che alla fine ti portano anche fino alla T strappandoti un sorriso proprio perché non te lo saresti aspettato.
Resisti Dacia, resisti!

di Enrico Gussoni

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