24 aprile 2016 - Primo contatto

Tornerà la Covini, supercar a 6 ruote

Risale ad ormai 8 anni fa la presentazione della Covini C6W, la sportiva artigianale a sei ruote che sorprese il mondo degli appassionati di motori. Con la sua ridottissima produzione durata, in pratica, un paio di anni, la C6W è stata un lampo nella volta celeste delle supercar.
Si sta preparando però il suo rilancio, come ci racconta il suo ideatore Ferruccio Covini, ingegnere meccanico aerospaziale, dagli anni '80 consulente per una società per la fornitura di fondazioni antisismiche per grandi strutture, consulente per il coordinamento di progetti di ricerca scientifica e tecnologica per conto di imprese, università e ministeri, nonché assistente, per alcuni anni, al corso di Transportation Design presso il Politecnico di Milano.

- Ingegner Covini, se dovesse presentare la sua attività e le sue vetture ad un neofita, da dove comincerebbe?

Potrei iniziare dal principio o dalla “6 ruote”, la vettura che riuscimmo a produrre grazie al supporto dello sponsor PMI (Padania Macchine Industriali, ndr) che costruiva escavatori e aveva una grande disponibilità economica. Ciononostante fallì, il che mi creò dei grossi problemi perché le vetture rimasero chiuse in azienda e persi molto tempo e denaro per recuperarle. Soprattutto tempo.
Per questo la macchina ebbe una battuta d'arresto, ma stiamo faticosamente riprendendo la produzione dopo uno stop iniziato nel 2010.
[…]. Stiamo rimettendo in piedi tutto e vedremo che cosa succederà tra qualche mese.

- Finora quante ne sono state prodotte, all'incirca?

Meno di una decina, anche se non so la cifra precisa perché per un certo momento la PMI aveva “preso il sopravvento” nella produzione e persi di mano la situazione […]. Benché la PMI, nonostante qualche attrito, si sia sempre comportata con correttezza, non saprei dire se in quel periodo ne sia stata venduta qualcuna a mia insaputa.
Dopo il fallimento riacquisii il know-how che avevo ceduto alla PMI.

- Quali nuovi sviluppi ha in mente per la ripresa della produzione?

Ci stiamo attrezzando con un novo socio e, se le cose andranno bene, dovremmo produrla con un piccolo restyling, altrimenti un “piano B” potrebbe essere di fare dei mezzi da corsa, delle specie di barchette con all'incirca le stesse caratteristiche della stradale, per ottenere un po' di pubblicità e rifinanziarci.

- Questo è il futuro, ma cosa ci può raccontare, invece, riguardo gli inizi e le sue prime vetture?

Io iniziai quasi per scherzo nel fare un fuoristrada perché ero molto appassionato, in Italia non c'era nessuno che ne produceva (erano gli anni '70) e anche all'estero c'erano praticamente solo la Mercedes o le giapponesi. […] Così ho iniziato a costruirmene una io e, siccome ero appena laureato e non avevo praticamente soldi, pensai di fare una carrozzeria (che poi è la parte più costosa dell'autovettura) in pannelli piegati, senza bisogno di stampi e modelli… come si può fare un armadio!
Ne uscì questa stranissima vettura, la T44, che, nonostante la semplicità, non era neanche brutta. Pensai così di esporla al Salone di Torino: fu un po' la mia fortuna perché la videro in molti, ebbe offerte da molte case e vendetti, infine, il prototipo e i brevetti alla VM Motori di Cento, adesso proprietà di FIAT, che la considerarono una vettura molto interessante anche perché allora facevano parte del gruppo Finmeccanica a cui apparteneva pure l'Alfa Romeo.
La comprarono, glielo dico “ufficiosamente”, per farla produrre all'Alfa Romeo che, però, fallì l'anno dopo, nel 1981.
Andò tutto a monte ma a quel punto io la macchina l'avevo venduta…
Da lì iniziò una serie storica di vetture da record che montavano motori turbodiesel che la VM utilizzò per mostrare le prestazioni e la sportività di quel tipo di propulsori che 36 anni fa era ancora considerato “da trattore”. A quell'epoca le Mercedes 300 facevano ancora i 145 km/h, mentre Opel e Peugeot arrivavano a 125 km/h. Noi esponemmo a Ginevra la Covini  B24, soprannominata “Sirio”, che, sempre nel 1981, toccò i 218 km/h sulla pista di Nardò. Era un risultato incredibile per allora.
Seguirono altri due prototipi (la T40 e la C36ndr) e quindi la “6 ruote”.

- Lei ha detto che questa è la sua “seconda attività”, ci può dire qualcosa del suo lavoro?

Io mi occupo di consulenza industriale, soprattutto tecnologica. Ho lavorato per tantissime aziende in Lombardia ed Emila Romagna (ma ricordiamo anche l'elicottero Dragon Fly, la Callaway C7 e la Fiat Meta, ndr). Poi ho fatto di tutto: ho firmato anche una decina di condomini.

- In futuro ha intenzione di produrre nuovi modelli oltre alla C6W?

Può darsi, nel caso opterei per un modello più tradizionale con quattro ruote derivato dalla “6 ruote”, ma adesso non mi azzardo a fare previsioni dopo i grandi problemi (che sto finalmente risolvendo) con la “6 ruote”. […] Adesso è prematuro: l'obbiettivo è la produzione della C6W.

- A questo punto ci racconti come è nata l'idea di una vettura a sei ruote. A cosa si è ispirato?

Ce l'ho sempre avuta in mente una vettura a sei ruote da quando ho visto la Tyrrell P34 nel 1973, ma durante gli anni quest'idea si è trasformata perché, se prima volevo fare la “6 ruote” per scopiazzare la Tyrrel,  pian piano capii i vantaggi delle 4 ruote anteriori e il mio progetto si distanziò dal loro. Infatti la Tyrrel voleva risolvere un problema aerodinamico (e tuttalpiù di una migliore frenata) sostituendo le due ingombranti ruote anteriori con quattro ruote che erano quasi da go-kart. Per la mia il problema era completamente diverso: i miei obbiettivi erano soprattutto la sicurezza, sia attiva che passiva, e il comfort. Infatti la macchina è molto confortevole soprattutto sullo sconnesso perché, se una ruota finisce in una buca, l'altra sostiene il peso della vettura. Il risultato è una notevole attenuazione delle sollecitazioni nell'abitacolo rispetto ad una vettura usuale.


La C3A o C3W Evoluzione, come sentirete chiamare la sportiva più strana del pianeta (o almeno quella con più ruote...), potrà montare, a seconda della richiesta del cliente, un V8 da 4200cc o un V12. Nel caso “base” si parla di 445 CV, 470 Nm a 6400 giri e una velocità massima non inferiore ai 300 km/h.
Ci auguriamo che questo esempio di “sogno divenuto realtà” frutto di una mente geniale e capace possa ritornare a correre sulle strade del futuro.
Noi siamo qui ad aspettare...

di Enrico Gussoni

Le foto

Altri articoli