12 febbraio 2016 - Primo contatto

La bella addormentata si sveglia

Scusate in anticipo per la concitazione con cui scrivo ma sono eccitato come un caimano: ho appena appreso che uno dei miei costruttori preferiti, la Wiesmann, sta per tornare sul mercato!
La compagnia tedesca, che chiuse i battenti nel 2014, è stata ricomprata in questi giorni da alcuni investitori del regno di Sua Maestà Elisabetta II, il che, a mio avviso, fa ben sperare sul futuro delle due posti ispirate alle Jaguar anni '60.
Disegnate pensando alla bellissima XK120 e meccanizzate con moderne componenti BMW, le Wiesmann si sono inserite tra le miriadi di costruttori, garagisti e assemblatori di repliche (spesso in kit da assemblare) vintage o retrò e le sportive dall'esclusività estrema, come ad esempio le TVR (sul cui ritorno, pure, capita di leggere qualche saltuaria indiscrezione). In questi ultimi anni il fenomeno degli “ammodernatori” che prendono grandi classici e, conservandone intatto il fascino esteriore, vi nascondono sotto prestazioni pienamente attuali, ha prodotto casi interessanti, come la Eagle e le sue E-type, ma relegati al mondo degli esemplari quasi unici per collezionisti.


Le Wiesmann hanno sempre avuto una linea retò, pulita ed elegante come quella di auto da cui avremmo potuto veder scendere un pilota di Spitfire, ma senza ricalcare al dettaglio un singolo esemplare, quanto ispirandosi a più elementi per coglierne uno stile inconfondibile.
L'originale marchio del geco, che si attacca ai muri come le Wiesmann alla strada, ha coperto piccole sportive leggere e scattanti, con potenze che andavano dai 367CV della MF4 ai 507CV del 5litri della MF5 preso dalle bavaresi M5 ed M6.


Puledre eleganti, più da amanti della guida col vento tra i capelli che da mangiatori di pista e cordoli, ma anche sgargianti, in grado di far fumare le gomme quando richiesto, con leggeri spoiler, cerchi vistosi e colorazioni dal cromato al marmoreo. Forme femminili, sode e filanti, in puro stile da playboy britannico.
Molte, anzi, troppe sportive attuali a confronto sembrano atlete olimpioniche sovietiche strafatte di steroidi.
Insomma ogni tanto pareva bello potersi pensare su qualche sinuosa strada da sogno, a picco sul mare o tra i passi rinomati delle Alpi, con una mano gentilmente guantata stretta sul volante, davanti a una quadro di indicatori tondi dai bordi cromati. Sentirsi superiori a tempi sul giro, numeri e prestazioni… Per me le auto come la Wiesmann significano “libertà”.


Si sarebbe pensato che, a spingersi un po' più in là, i costruttori di queste creature da “gran turismo” avrebbero tolto il parabrezza come sulle più pure auto da corsa di Le Mans o della 1000 Miglia, pretendendo che si guidasse con gli occhialoni. Ebbene si, lo fecero, con la Spyder Concept del 2011: V8 da 420CV e 290km/h. Sembrava una Hot Wheels blu acceso incrociata con una qualche nave spaziale aliena, simile in alcune cose alla successiva AeroSeven della Caterham. Fu l'ingresso del concetto di “estremo” nella gamma Wiesmann, una sportiva tutto-per-tutto senza compromessi, linee tese e aerodinamiche, ma forse proprio per questo snaturate.
Rimase un'idea, nel bene e nel male, e non sappiamo se è da lì che si vorrà ripartire, nel caso davvero si voglia rilanciare questo marchio per nulla famoso ma, ritengo ancora, davvero prezioso.

di Enrico Gussoni

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