Vision

Ricordi

Era il 1994 quando uno dei più grandi uomini e non solo piloti di tutti i tempi si spegneva facendo ciò che lui riteneva più importante, inseguire un sogno tenendo sempre un occhio aperto sulla realtà.

Io ero piccolo ma è come un filmino di qualche secondo che porto con me oggi, ed ogni volta che ritorna, ripongo verso quell'uomo ancora la stessa ammirazione.

Tuttavia qualche anno fa ho avuto modo di leggere qualcosa che mi ha rapito per la somiglianza nella devozione, nel desiderio, coraggio, voglia di inseguire i propri sogni.
La cosa strana è che a volte le passioni, i desideri e i sentimenti si mescolano, così mi trovo a parlare di un motociclista all'interno di un sito automobilistico.

Vi chiedo tuttavia di dimenticarvi per un attimo del mezzo meccanico e concentrarvi sul significato, perché non sono riuscito a conoscere nessun altra storia di passione come questa e di nessun altro uomo in grado di trasmetterla come Lui.

Non importa quale sia l'oggetto, è l'idea che lo ha spinto verso di esso e il profondo rispetto che c'erano in quest'uomo nei quali mi sono ritrovato.
E' stato l'incontro con la sua vita che mi ha fatto muovere per costruire questo spazio per aiutare le persone ad imparare davvero a guidare, al rispetto degli altri, a fare la scelta giusta e rifiutare la parola compromesso; per cercare di comunicare ciò che un apparente pezzo di leghe metalliche può in realtà far vivere e sentire.

Passione

L'uomo di cui vi parlo si chiamava Burt Munro, nato nel 1899 a Invercargill, non avrete mai sentito nè la cittadina, nè il suo nome.

Era il 1920 quando acquistò un Indian Scout, una delle prime per la precisione.
Fu pochi anni dopo nel 1926 che promise alla sua compagna di farla diventare la Indian più veloce del mondo.
Ogni giorno, ogni notte da quel momento fu dedicato a quest'armonia perfetta tra lui e la sua moto.

Non fù una passione fuggevole, lo dovettero fermare i medici all'età di 76 anni, almeno per le competizioni ufficiali, in realtà corse sulle spiagge e in gare clandestine sino alla sua morte pochi anni dopo.

Non fù tutto semplice, in una lettera scritta al suo amico Jhon Andrews racconta delle innumerevoli difficoltà dello sviluppo, dei numerosi incidenti, tra cui quello nel 1937 dove in una gara sulla spiaggia cadde a circa 180 km/h urtando il pilota Hugh Currie, scivolò per circa 400 metri, perse tutti i denti e qualche settimana dopo Hugh giurò di aver trovato la vernice del casco di Burt nel basamento del suo motore.

Dopo questo avvenimento ovviamente non si fermò, nel 1940 stabilì il nuovo record di velocità neozelandese di 194 km/h ma non era sufficiente, il suo vero sogno era andare a Boneville e dimostrare che la sua Indian era più veloce di qualsiasi altra moto al mondo.

Nel 1948 prese la difficile decisione di abbandonare il lavoro per potersi dedicare completamente alla sua moto.

Nel 1962 grazie ai soldi messi da parte in una vita e ad aiuti economici da parte dei suoi amici riuscì a partire per l'America e per pagarsi il viaggio lavorò come cuoco sulla nave che lo trasportava.
Nel frattempo la moto era passata dagli originali 600 cc. a 850 cc.
Presentatosi sul terreno di gara con la sua moto, i giudici dopo poco si accorsero che non aveva i requisiti di sicurezza necessari per partecipare, ma dopo lunghe lotte e grazie agli amici Rollie Free e Marty Dikerson riuscì ad iscriversi.

Record

Fu così che nel suo primo anno a Boneville la sua moto che in origine andava a circa 70 km/h toccò i 288 km/h!
Divenne il nuovo record mondiale di velocità per motori inferiori ai 916 cc.

Tornò gli anni successivi stabilendo due nuovi record.
L'ultimo nel 1966 alla velocità di 295.4 km/h sempre in sella alla stessa Indian Scouth che aveva acquistato 46 anni prima.

Aimè questo è un breve, brevissimo riassunto in cui non si assapora davvero la straordinarietà della sua vita, in cui si perde il fascino di quest'uomo che ovunque andava attirava attenzione e colpiva per i suoi modi educati, gentili e per la passione che riusciva a trasmettere anche a chi apparentemente era indisposto verso uno strano uomo dalle lontane origini.

Basti pensare che riuscì ad imbarcarsi per l'America in parte, proprio grazie ai soldi raccolti dai motociclisti che sfidava sulle spiagge bagnate dall'Oceano.
Oppure, che riuscì ad ottenere l'auto per raggiungere Boneville riempiendo di ammirazione un meccanico, aiutandolo a risolvere i problemi di alcune sue vetture.

Sogni

In conclusione è stato un uomo capace di trasmettere la sua passione, aiutando le persone che ha incontrato, ponendosi sempre come colui che in realtà poteva imparare e soprattutto non arrendendosi mai, inseguendo i propri sogni, perché sognare è necessario ma nei sogni va sempre intravista la realtà.

A coloro che sono stati affascinati da questa storia lascio l'ultima pagina di una sua lettera (1971), pochi anni prima della sua morte nel 1975.

E' un po' difficile raccontare una breve storia e le caratteristiche della motocicletta che acquistai nel 1920 e che iniziai a modificare dal 1926.

Durante questi 45 anni la velocità della moto è cresciuta mediamente di circa 5 km/h per ogni anno, la stessa media di qualche costruttore del periodo!
Guido la moto dal 1915 ed ho posseduto una Clyno v-twin dal 1919 al 1920, anno in cui ho acquistato una Indian Scout con motore nr. 5OR627.
Ho costruito cinque teste, un numero innumerevole di pistoni e bielle, carburatori, parti della dinamo, alberi, modificato forcelle, utilizzato innumerevoli ruote, pneumatici e raggi.
L'ultimo cambio di ruota risale allo scorso luglio quando sono passato da 19" a 18" e non sono più riuscito a ritrovare le velocità ottenute con i pneumatici da 19 x 2.75.
Su queste ho tolto i tappi con un coltello e trasformato un pneumatico "tassellato" in uno slick!

Quest'anno da quando sono arrivato negli USA cinque mesi fa, ho lavorato 560 ore nella Munro Special: due nuove bielle in lega (due settimane), due nuovi cilindri e canne (una settimana), otto nuovi pistoni e tante altri piccoli lavoretti.
Sto preparando due nuovi set di alberi, modificando e riprogettando la distribuzione. Sono uscito a provare la moto in spiaggia 17 volte e ho rotto il motore per ben 11 volte!
La rottura è stata causata quasi sempre dai pistoni di vecchia progettazione. In questi ultimi due o tre anni ho testato bielle in acciaio, nuovi carburatori: per testare le bielle ho fatto girare il motore con compressione 20:1 quindi ho costruito pistoni testandoli per sopportare una compressione di 13:1. Non appena ho abbassato la compressione a 13, la biella che ha resistito a tutti i pistoni precedenti si è finalmente frantumata mentre acceleravo ben oltre i 5.500 rpm.

Ho smontato il motore: il nuovo pistone era in pezzi, lo spinotto rotto a metà, il cilindro grippato.. anche la distribuzione non era messa moto bene! Lo sviluppo delle mie moto continua ogni giorno così come è stato per tutti i giorni degli ultimi 22 anni.
Mi piacerebbe costruire una DOCH set up. Ne ho ancora una che ho costruito ed utilizzato in una gara nel 1951.

Oggi ho smontato la testa e sto iniziando la costruzione di due nuove bielle da un elica di un DC6 B.
Spero di trovare il materiale resistente a sufficienza. Mi è stata spedita da Auckland visto che non sono riuscito a procurarmi la lega 70-70 o 20-24 in Nuova Zelanda.
Spero di migliorare le prestazioni della moto ogni anno lavorando sui carburatori (ne ho appena finito uno ieri), pistoni e qualche volta anche sulle valvole e relative guide e cilindri.

E' quasi impossibile per me darti una reale fotografia del tempo che ho speso sulle mie motociclette...
Gli ultimi 22 anni sono stati intensissimi e per un arco di 10 anni ho lavorato mediamente 16 ore al giorno tutti i giorni, tranne il giorno di Natale dove mi sono sempre preso il pomeriggio libero.

Ho prenotato una cuccetta nella SS P&O Oriana che parte per gli Stati Uniti il 15 di giugno, ma non riuscirò ad andarci se non passo la visita medica.

Burt Munro - 1971